• mar
    31
    2014

Album

Modern Love

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Mancuniani entrambi, Millie (ovvero Miles Whittaker dei Demdike Stare) e Andrea (Andy Stott) si scambiano file da diversi anni, ormai. Il primo 12” firmato dalla coppia, Black Hammer / Gunshot (Stripped), inaugurava nel 2008 sia una label personale (Daphne), sia un metodo di lavoro epistolare che diventa quasi subito prassi, dati gli impegni crescenti delle parti coinvolte. I due vanno in libertà. In generale, alcuni degli ingredienti basali di Andy (techno dub e house) vengono spediti alle cure di Whittaker, che farcisce a piacimento con tocchi dub, breakbeat, grime e altri smalti sonici rispediti poi all’amico chiamato a fare altrettanto (e viceversa)

Ora che Stott ha raggiunto la notorietà con Luxury Problems e Miles Whittaker, trasferitosi a Berlino, ha intensificato l’attività solista e con i sempre benvoluti e attivissimi Demdike Stare, per i producer di casa Modern Love un album lungo e un tour significa oggi sia una boccata d’ossigeno, sia un occasione per sperimentare nuove soluzioni attraverso una modalità lavorativa consolidata negli anni. A sentirne più il bisogno, quell’Andy Stott che in un set al Locomotiv dello scorso febbraio e soprattutto in una recente intervista concessa a Thump, ha mostrato una spinta ad evolvere anche, a detta sua, in territori più luminosi e pop.

Il producer cita Lil B e Jai Paul, due personaggi che a suo modo di vedere hanno accesso alla luce e al melodico mantenendo comunque un buono strato di bizzarrie produttive, suoni compressi e tocchi sabotanti. Gli arrangiamenti di Corrosive che hanno anticipato la pubblicazione dell’album, tra trap e collisioni ambientali di casa Modern Love, sono esattamente quel tipo di variazioni che il producer, coadiuvato da Miles (che ha fornito il drone), sta cercando ora, come è evidente che le aperture melodiche per timidi synth di Stay Ugly vanno nella direzione delle produzioni alternative r’n’b del demo di Paul. Altrove i due, già all’attivo con casse rullanti nei rispettivi live set degli ultimi mesi (e più), provano un range di possibilità jungle (scomposto e riassemblato) piazzandole su antemiche techno rave (Temper Tantrum, la seconda parte di Corrosive), mimetizzande su solidi binari house (l’ottima Spectral Source), oppure ancora ancorandole a manti corrosivi (l’omonima Drop The Vowels).

E la jungle si sposa perfettamente con la natura laboriatorale – e in divenire – di un progetto non indispensabile ma vivo e costruttivo, tanto per le parti coinvolte quanto per l’ascolto. Di classe anche il finale à la Basinski (Quay), con Whittaker alle prese con effetti e note sospese prese da epoche lontane.

28 Marzo 2014
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