• apr
    21
    2013

Album

Cocoon Recordings

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Se è vero, come non ultimi ci hanno confermato recentemente in un’intervista i Raime, che il terreno tra ambienti (leggi drone, field recording, jazz solfureo, dub) e dance music risulta tuttora fertilissimo per tutta una serie di sperimmentazioni e ricerche scurissime che riprendono la lezione elettronica delle avanguardie post-punk (vedi Modern Love e Blackest Ever Black) è altrettanto vero che un filone bianco riconducibile al continuum trance (quello buono, naturalmente) sta dando altrettante soddisfazioni per tutta una serie (di nuovi e meno nuovi) producer. Se lo scorso anno ci siamo mobilitati per la coppia italiana Voices From The Lake, che cavalcava agile entrambe le sponde senza porsi particolari limiti, quest’anno non possiamo non elogiare un grande ritorno sulla Cocoon di Sven Väth, quello della coppia svedese Minilogue.

Blomma è un tomo di oltre due ore, il seguito del già sostanzioso Animals, album che, nel 2008, aveva fatto conoscere al mondo la coppia grazie a un doppio tomo dall’approccio bifornte, ambient e ritmi, ovvero, tra stanze nordiche tinte di umori jazz, concretismi folktronici e un’umoralità riconducibile alla triade Eno, Moebius e Roedelius, e di converso una buona manciata di pezzacci tech-house che in quell’anno avevano segnato l’allora zeitgeist dancefloor.

Come il precedente, il nuovo lavoro ne segue la filosofia: infinite live jam da parte di due musicisti dalla diversa ma compatibile estrazione, sotto una comune passione per certo jazz; la contemporanea per il musicista Sebastian Mullaert e Kraftwerk, techno e dj colture per Marcus Henriksson. Non a caso gli svedesi sono stati più volte a suonare nelle stesse serate dei Cobblestone Jazz, e risultato affatto scontato che quest’album rappresenti il migliore esempio che il 2013 può offrire finora nell’ambito di queste fruttuose sprimentazioni. Si va da un elegantissima drone-trance elittica (Everything Is All You’ve Got) con umoralità non lontane da Pan American (lezione la cui cui peso specifico comincia a farsi consistente per molti – vedi anche per altri frangenti Forest Swords), voce narrante à la Little Fluffy Clouds e un delicato ma conciso montante The Orb-centrico, a felpata e irresistibile deepness in esplorazione cosmica 70s, in punta d’acid, in nervosismi tech-funk, in pratica in uno stato di grazia di live jamming elettronico da far invidia anche ai bravi Talabot e Blondes.

Poi c’è tutto un lato visionario: una Forgotten Memories in dialogo tra cupi scanner robotici e un gioco di specchi space jazz che poi trova collocazione in un’esplorazione ascensionale dalle parti di Moritz Von Oswald Trio, e ancor meglio le conclusive Mellan Landet e Evaporerar Ut Från Sitt Gömställe mosse dalla vena più evanescente del jazz canterburiano (leggi Matching Mole), e autentici picchi dell’album. La new age infinita di E De Nan Hemma, 45 minuti di viaggio prima elegiaco e poi di laboratoriale krautismo, scoprono probabilmente alcuni limiti dell’album (dietro alle jam non c’è disegno o strategia, soltanto canovaccio) ma nulla tolgono alla sensibilità e trasporto dei due corrieri cosmici svedesi che si portano a casa un album di sicuro culto e dalla longevità garantita. Occhio infine al 12” 531 KHz di Voices From The Lake con il remix dei Nostri più Kab uscito quest’anno su Concrete Records.

15 Settembre 2013
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