Recensioni

6.2

Giunti alla quarta uscita in quattro anni (tre dischi sulla lunga distanza e un ep) i Ministri deviano sensibilmente verso un songwriting meno furente, più concentrato nei dettagli e nella rotondità di forme. Non è tanto il marchio Universal a guidarli – siamo pur sempre distanti da una qualsivoglia possibilità radiofonica – ma l'esigenza di un cambiamento che li salvaguardi da ogni manierismo in agguato.

Se Fuori lascerà piuttosto tiepidi i fan della prima (e della seconda) ora non sarà solo per l'introduzione di un pianoforte qua o di un banjo là, per qualche cascame new-wave che si profila non così inaspettato all'orizzonte o per una manciata di interventi elettronici tutt'altro che invasivi. A mancare semmai è l'impeto delle prove precedenti, volutamente calmierato in favore di un mood più interiore, personale.

Nessuno slogan, nessuna citazione di nomi e cognomi; piuttosto un'indole cantautorale che racconta storie attraverso frame fotografici o visioni vagamente surreali su linee melodiche anche seduttive. Funziona? Non troppo. I testi di Federico Dragogna non reggono per dodici tracce e a volte faticano a scorrere lungo l'incedere più sciolto di un tempo dei brani; la voce di Davide Autelitano compensa con le solite eccellenti parti urlate (al limite dello screaming più puro) un'interpretazione che nei momenti meno concitati fatica a trovare una sua espressività.

Innegabile dunque il gap tra intenzione e attuali capacità: nonostante ciò Fuori strappa una sufficienza risicata grazie un'urgenza che, seppur oggi più sottocutanea, a differenza di altri nomi-simbolo degli anni zero italici non è venuta a mancare.

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