Recensioni

6.4

A volte ci sono dischi che è quasi impossibile giudicare al di fuori del loro contesto. Prendete l’ultimo dei Ministri: dopo il quasi punk degli esordi con I soldi sono finiti, la popolarità raggiunta (giustamente) con Tempi Bui – buon sophomore in bilico tra chitarre distorte e melodie di sicuro impatto – e la sterzata new-wave dell’ultimo Fuori, il trio milanese torna sulle scene dopo oltre due anni di silenzio con Per un passato migliore, album che tira le fila del percorso portato avanti fino ad oggi.

Dunque, questioni di contesto. Idolatrati soprattutto dai giovani e spesso snobbati dagli amanti dell’hype – ma comunque sempre in primo piano su molti magazine di settore – dopo anni di gavetta il trio milanese ha ormai raggiunto lo status di band di punta del rock italiano, assieme ad altri grandi nomi come Verdena e Il Teatro degli orrori. Da qui il problema del recensore: scavare nella superfice massmediatica che da sempre li circonda per cercare di arrivare alla sostanza delle canzoni. Lo stesso intento, che, già dal titolo, sembra animare questo nuovo lavoro: con Per un passato migliore, infatti, Federico Dragogna e soci ritornano decisamente alle origini, a quell’hard-rock duro e puro che aveva caratterizzato i primi due lavori.

Eliminati gli inserti elettronici a favore di una sezione ritmica sempre più potenziata e sempre più perforante, i tredici brani del disco si immergono in quel sound heavy-melodico di matrice Nineties che vede nei Foo Fighters il riferimento più prossimo, come nelle iniziali Mammut e Comunque: due potenziali hit che, seppur lontane da ogni velleità radio-friendly, hanno quell’impeto anthemico che farà la gioia dei fan della prima ora, quelli che, per capirci, avevano storto il naso di fronte alla svolta electro dell’album precedente. Le nostre condizioni è un altro pezzo in bilico tra orecchiabilità e pesantezza crossover che ben riassume il mood generale dell’album, Spingere è un revival attualizzato del rock classico dalla solida compattezza, La pista anarchica e Se si prendono te sono episodi acustico/cantautorali, I tuoi weekend mi distruggono e La nostra buona stella figurano come ballad di sicuro effetto

Rispetto al passato, rimane dunque la capacità di creare buone melodie in equilibrio tra orecchiabilità e potenza, anche se manca una certa sostanza nella scrittura.Tutti i brani del disco, infatti, parlano di gioventù e problemi quotidiani, e nonostante permangano le invettive (marchio di fabbrica del gruppo), troppo spesso gli slogan si perdono nella faciloneria della retorica. Il risultato sono testi dove il sarcasmo non-sense si trasforma in una seriosità non molto credibile e talvolta prevedibile (“il mio contratto non vale niente, la mia esperienza non vale niente, il mio voto non vale niente, tanto vale provarci comunque”).

Fuori da ogni sperimentazione, Per un passato migliore è un album che, pur non aggiungendo nulla di nuovo, consolida una formula già ampliamente collaudata: un tentativo che sicuramente non deluderà le aspettative di chi segue la band e degli amanti del genere.

 

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