• set
    30
    2016

Album

Ed Banger Records

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Facevo prima a fare un check, avrei perso meno tempo. Per questo nuovo long playing (oddio, long: 33 minuti e 17 secondi per 15 tracce, durata media 2’13”. Viva la sintesi!) di Quentin Dupieux alias Mr. Oizo (per la pronuncia corretta e per un rapido inquadramento storico – do you know Flat Eric? – vedi qui) mi sono ritrovato a scrivere tante cose già scritte per The Church, il precedente (mini) album pubblicato nel 2014. Taglio secco e rinvio là, ché tanto siamo alle solite: dall’ennesima vendemmia di strizzate d’occhio del transalpino trapiantato a Los Angeles rimane anche stavolta meno succo di quanto ci si poteva aspettare, visto il blasone e le potenzialità.

Il ritorno a casa Ed Banger (quest’anno la label di Pedro Winter sta mettendo in campo tutti i suoi “vecchi” campioni: Breakbot, Cassius, Justice…) coincide con un profluvio di collaborazioni (come in Ibifornia, guarda caso): operazione che, mutatis electromutandis, per vari aspetti ricorda gli accrocchi all-star organizzati dall’ultimo Jean-Michel Jarre, anche se qui con meno pompa e maggior senso comune. Sia qui che in Electronica (voll. 1 e 2) fanno capolino i nomi di Peaches, Boys Noize e Siriusmo: comunanza d’intenti o stessa rubrica telefonica? E anche qui c’è il momento padre-figlio, con uno Skrillex intimorito che, chiamato per la riscrittura di Mositif (traccia apparsa nel 2012 nella raccolta Unreleased Unfinished Unpleasant), di fronte al maestro si limita al compitino: il singolo End Of The World vince il premio per apporto titolo-contenuto più sovrastimato dell’anno.

Alcune ciambelle riescono col buco: con Ok Then Mr. Oizo mostra la business card “Quentin Dupieux, Father of the Banger” e sforna un assaggio di quella che, con un pizzico di voglia in più, poteva essere la Do The Hustle di cinque decenni dopo; la title track All Wet rispetta le attese dell’incontro al vertice weird-house tra Quentin e Siriusmo; Ruhe, firmata con l’amico Boys Noize, amico e compagno d’avventure nel progetto Handbraekes, picchia il giusto; Goulag Drums trova il jolly dei bei tempi andati. Molte tracce invece non chiudono il placcaggio: Sea Horse, featuring il grandissimo Tétanos (no, seriamente: chi è? Era già nei credits di Ska, in Stade 2 del 2011, ma mai visto o sentito altrove: un alter Oizo?), prende bonariamente in giro Uptown Funk di Mark Ronson; la stanca Freezing Out, con Peaches sboccata comme il faut; No Tony, con Phra a fare il crooner/crooker rap (un minuto e ventotto di orgoglio italiano: “chiamami Tony / con i Rolex pattoni / le megahit interplanetarie con tre suoni”) su base west coast e laidamente laid-back; Chairs, con il crooner-crooner canadese-berlinese Mocky, parte bene ma perde subito slancio, così come Liver, dotata di voce sintetica marchio di fabbrica (“Give me your liver and I’ll give you my heart”). Alla fine la quadra di contemporaneità pop si trova quando interviene Charli XCX, per una nuova versione trip & trap di quella Hand In The Fire che già circolava dal dicembre 2015), ma da un sample juggler geniale come Mr. Oizo anche stavolta era lecito attendersi di più.

3 Ottobre 2016
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