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Dalla Giamaica al sud di Londra passando dall’Africa, dalla disco music al funky fino al soul contemporaneo: un percorso energico e caloroso per un dancefloor eterogeneo. A Mr Scruff, produttore e selector di Macclesfield – la città del Nord Ovest dell’Inghilterra in cui visse ed è sepolto Ian Curtis – non è mai venuta meno la vena creativa: dietro la consolle, nelle sue lunghe maratone ai piatti, è capace di prendere il mappamondo e girare per diverse angolazioni, sempre mantenendo il trade d’union con i lati più black, solari e urban del dancefloor.

La recente selezione di 31 tracce per i venticinque anni di Dj-Kicks lo conferma nuovamente. Andy Ash – il nome dietro il moniker – guarda con occhio attento sia al passato sia alle moderne evoluzioni del sound urbano internazionale: in scaletta troviamo l’avant-dancehall degli Equiknoxx con The Link, che passa la palla al tradizionale raggae danzereccio di Vernon Maytone e di Tiger per poi ritrovare il sound lisbonese, di matrice kuduro, di Dj Nervoso con Kuia. Un inizio da far sudare le camicie, a cui Mr.Scruff fa seguire una meritata pausa, occasione per gustarsi un fresco cocktail di soul con Andreya Triana e Sudan Archives – due delle voci calde e profonde più sorprendenti dell’ultimo periodo – prima di ripartire con esotiche evasioni latin-jazz e sculettamenti afro-beat con il maestro Tony Allen (Gbedu B).

Il dancefloor – contesto a cui il missato si rivolge, a differenza di altri numeri della serie incentrati sull’ascolto casalingo – esplode di colori ed euforia con nuove perle di dancehall-reggae (impossibile, tra le altre, stare seduti con Loufuque di Paddy Steer) che magicamente, grazie a un sapiente mix, lasciano spazio al groove house e disco, altri territori che Mr.Scruff conosce a menadito. Ecco quindi No 5 di Max Graef, ambient house spaziale, il mitico Alexander Robotnick con A Love Supreme, preludio a un finale da spiaggia tutto latin-jazz. Un missato che dimostra come Mr.Scruff sia uno dei migliori selector in circolazione: del resto i festival più attenti alla ricerca, come il Dekmantel ma anche il nostrano Jazz:Re:Found, se ne sono accorti da tempo.

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