• Giu
    01
    2007

Album

Darla

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Sulla carta è la tipica operazione “only for fans”. Una raccolta di demo (soprattutto) e live rari risalenti ai primi due celebrati lavori dei My Morning Jacket, che a dire il vero i succitati fan – quelli più fortunati – già conosceranno poiché allegati ad un’edizione speciale di At Dawn. In un certo senso, le cose stanno proprio così: only for fans. Questo dischetto non aggiunge molto alla vicenda, è il filmino amatoriale dal buco della serratura che scomoderà traballanti nostalgie per i bei tempi che furono (correva l’anno ’99, non proprio un secolo fa, o forse sì…) e consentirà alla meritevole Darla, occhiuta indipendente di San Francisco, di monetizzare qualcosina.
Però c’è un però. C’è che quei fantasmi spersi che s’intravedevano nei primi passi della band del Kentucky vengono immortalati da questi scatti – come dire? – in flagranza d’apparizione, proprio come quelle foto dove, chissà se a causa di effetti di luce o difetti della pellicola, insomma quelle sagome traslucide sembrano proprio umanoidi, espressioni di volti come un’invocazione muta. Spiriti. Ectoplasmi. Fantasmi. Sissignori.
Sola, tra le chitarre malferme e i coretti esangui, la voce di Jim James diventa il centro della questione: un miraggio notturno, luce di candela in mezzo alla stanza buia, punto di raccolta e ripartenza di memorie e suggestioni e apprensione e rimpianti e desideri dall’inafferrabile compimento. Tutto un gioco di specchi e spettri dove l’amore per la manifestazione sonora del sogno americano (senza maiuscole, stavolta) rimbalza nell’intimo e si spande come alito. Di fantasmi, appunto. In cui puoi sentire la densità affranta di un Oldham sognato dai Flaming Lips (I Needed It Most), l’allucinato sonnabulismo Beta Band tra malinconie fifties (The Way That He Sings), un claudicante abbandono Grandaddy (Phone Went West), mestiziatra miraggi rurali Neil Young (Hopefully), l’inquietudine Jason Molina smerigliata fino all’impalpabile (Butch Cassidy), certi frugali sdilinquimenti Big Star (Chills).
In qualche caso, l’elettricità porta in dote tremori e afrori Velvet Underground (in Heartbreakin Man), ruvidità indolenzita Cobain in afflato blues-psych Canned Heat (Twilight) e rock’n’roll fracassone da nipotini cazzoni degli MC5 (Lil Billy). Alla luce delle ultime cose sfornate dai My Morning Jacket, queste testimonianze sono altrettanti motivi di rimpianto per ciò che non hanno avuto la forza, il coraggio, la voglia d’essere fino in fondo. Scusate. Dovevo proprio scriverlo

2 Luglio 2007
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