Recensioni

6.5

Dopo l’altalenante (eufemismo) esordio dei Melancholia e quello imbarazzante di Casadilego, continuano a fioccare le uscite degli ormai ex-concorrenti di X-Factor. Perché parlarne? Perché volenti o nolenti si tratta di prodotti che abitano e abiteranno i nostri palinsesti radiofonici, perché è miope bollare aprioristicamente come piatto pattume qualsiasi cosa esca dal tanto vituperato mondo dei talent e perché non è nascondendo la testa sotto la sabbia che si risolveranno le tante storture discografiche di quello stesso mondo lì.

Detto ciò, quello di N.A.I.P. (acronimo di “nessun artista in particolare”) è un esordio decisamente più interessante degli omologhi citati. Il ragazzo è sveglio e ha imparato immediatamente a sguazzare in questa dimensione da outsider, perfettamente a suo agio nei panni dell’artista pseudo-genialoide che porta un’artata ventata di perfettamente calcolata anarchia tra le maglie del sistema. Tutto calcolato e tutto legittimo, anche se poi non è scontato che il compromesso valga la candela. Comunque, ottemperando ai dovuti vincoli discografici, ecco un EP di 7 tracce prevedibilmente intitolato “Nessun Album in Particolare”, e che il passo rispetto ai colleghi sia ben diverso lo dimostra già da sola l’assenza di cover (grazie).

Il terreno di gioco è quello previsto, quindi un cantautorato sghembo, surreale, ironico (e fortunatamente anche autoironico), molto calibrato e volentieri metatestuale. Tutta roba già vista e sentita, ma gli spunti interessanti non mancano e – se lo stile è sempre quello – i vestiti indossati di volta in volta sfoggiano tagli tra loro anche molto diversi. Ad esempio in Pretesto: Dovercela fare NAIP si traveste da Giovanni Succi avvitando un mantra su un tappeto sintetico sintetico ossessivo nei suoni e nei modi. Poi arrivano cyber-funk sincopati, come Bravi nel breve, e sullo stesso versante si gioca con il formato pop-song in Un rapporto senza alcun senso, che manda bacini ai Talking Heads avviluppandosi in una spirale di deprivazione sensoriale e semantica.

Sorprendono, inoltre, l’EDM demente e falsamente giocosa di Attenti al loop e quella a tinte più fosche di Partecipo, un’orgia di allitterazioni (il flow può ricordare Mudimbi) e clangori presa di peso dalla soundtrack di qualche distopia sci-fi e riempita di acidi. Teniamolo d’occhio, sperando in formati meno comandati e in un’ispirazione che possa restare costante. Perché il ruolo da mosca bianca, sincero ma orchestrato e costruito alla perfezione pure all’interno della trasmissione, potrebbe funzionare benissimo anche fuori da essa.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette