• Feb
    17
    2017

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La Chimera Dischi, Terre Sommerse

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Il 6.7 che troverete come voto alla fine di questa recensione è meno di quanto meriterebbero i Nadiè se, invece dei dischi, fossimo chiamati a valutare le potenzialità e le intenzioni di una band. Questo per dire che il rock-noise-wave vagamente Afterhours – con una voce che, chissà poi perché, ci ricorda a tratti Umberto Maria Giardini/Moltheni – racchiuso nel secondo album della formazione sicula, pur essendo per certi versi convincente, ci fa pensare che le cose migliori debbano ancora arrivare.

A stonare, ad esempio, sono i falsetti telefonati in stile Radiohead primissima maniera di Conigli, gli accordi insistiti e alcuni raccordi chitarristici un po triti di In discoteca o magari la progressione armonica talvolta prevedibile di Solo in Italia si applaude ai funerali. Eppure, gli stessi brani che denunciano qualche tremolio dal punto di vista musicale, ci sorprendono per testi caratterizzati da una freschezza inedita e cantautorale che parla del quotidiano, e dotata di una forza repentina e senza troppi filtri. Non è tutto perfetto, insomma, ma episodi come Breve esistenza di un metallaro, il punk-wave di Dio è chitarrista, l’ottima Acqua alta a Venezia, lo sviluppo di Fuochi, mostrano una vitalità che non passa inosservata, tanto lavoro e, nonostante tutto, la voglia di andare oltre i soliti stereotipi.

L’idea che ci siamo fatti è che far virare il progetto verso una scrittura musicale leggermente più trasversale possa portare benefici, come del resto mettersi nelle mani di un produttore che valorizzi ulteriormente i suoni della band. La buona volontà e le capacità per fare cose pregevoli ci sono, ed è una buona notizia.

21 Febbraio 2017
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