• Nov
    01
    2012

Album

Captured Tracks

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In ambito musicale ho sempre sostenuto l'importanza delle idee. Puoi aver studiato per trent'anni pianoforte, puoi sparare assoli hyper-speed di 10 minuti o cambiare tre tempi nel giro di 5 secondi, ma se mancano le idee ai miei occhi vali zero. In poche parole, se ci fossero piú Kevin Shields e meno John Petrucci sarebbe un mondo (discografico) migliore.

Anche per questo motivo apprezzo il lavoro della Captured Tracks, protagonista di un 2012 di grande valore e capace di crearsi un roster di artisti che tendenzialmete mettono davanti l'urgenza espressiva o il tocco personale alla mera tecnica. Artisti forse ancora un po' acerbi ma già in grado di portare avanti un discorso tanto di difficile collocazione quanto facilmente riconoscibile.

Il primo approccio dell'ascoltatore medio con The Feeling dei Naomi Punk può variare dal "cosa è questa roba?" al "per piacere abbassa". L'album, uscito originariamente in 300 copie su Couple Skate Records e caratterizzato da un artwork dalle tendenze cromatiche presenti in molte delle ultime uscite Captured Tracks, è infatti un tuffo in un mondo malato, dove però il rifiuto iniziale si tramuta ben presto in assuefazione.

The Feeling, che è il secondo disco della band, non tradisce le origini – Seattle e dintorni – del trio capitanato da Travis Benjamin Coster: si respirano dosi di abrasioni proto-grunge lungo le dieci tracce del disco, soprattutto in brani garage oriented come l'ottima Burned Body o nell'estrema visceralità di The Buzz.

Tra la sguaiatezza di chitarre maltrattate, riff sorretti da potenti crash e melodie capaci di entrare in testa in modo subdolo, il sinistro The Feeling è un lavoro che si concentra in primis sul suono e poi, con un po' di fortuna, sulle canzoni: dietro alla loro proposta musicale è facile intuire infatti delle scelte stilistiche ben precise, come ad esempio il settaggio della distorsione della chitarra o l'effetto omnipresente sulla voce.

Tra i momenti più alti troviamo l'iniziale Voodoo Trust con una strofa non troppo lontana dal chorus della sopracitata Burned Body ed un ritornello decisamente killer e la struttura ciclica di Trashworld. Niente male pure l'instrumental (uno dei tre presenti nell'album) vagamente gaze di Gentle Movement Toward Sensual Liberation, esplicativo della sensazione "inside the bell" che torna a più riprese lungo la durata del disco e il retrogusto art/no della conclusiva Linoleum Tryst.

Si potrebbero trovare decine di aspetti negativi, debolezze compositive o di possibili migliorie, ma a conti fatti – e non è poco – non esiste nessun disco che suoni come questo. Alienato e alienante.

24 Novembre 2012
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