• ago
    01
    2009

Album

Alive Naturalsound Records

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Nome a lungo per intenditori e che pare destinato a restare tale, quello di Nathaniel “Nay Dog” Meyer: anche dopo un ritorno sulle scene in ambito “garage” all’inizio del corrente decennio e la dipartita a causa di un infarto, passata inosservata o quasi, avvenuta il 1 novembre 2008. Da sempre avvezzo a un approccio ruvido, che seguisse le orme di Sam Cooke, di James Brown o del suono Stax, era fin troppo naturale che il nostro finisse per far comunella con quei bei tipi della Fat Possum, si facesse rileggere da Detroit Cobras, Holly Golightly e Gibson Brothers e, infine, ponesse mano a un disco in compagnia di Dan Auerbach e membri dei favolosi Dirtbombs. Affinità elettive, diceva qualcuno secoli or sono e, scuotendo la testa in segno di assenso, sottoscriviamo appieno. E’ pertanto dalle stesse sessioni che diedero vita all’ottimo Why Don’t You Give It To Me? che riparte questo album, recuperando materiale rimasto nel cassetto e aggiungendo un paio di unplugged radiofonici.

Operazione condotta col cuore, lontanissima da intenti speculativi – ché si tratta pur sempre di un artista di culto… – e stilisticamente giocata tra torride, chilometriche incursioni hendrixiane (Mr. Tax Man), blues affatto canonici (She’s Bad) e vibranti cartoline dai tardi ’50 (You Are The One, If You Would Be My Guide) che sarebbe stato un crimine non pubblicare. Faceva onore alla Detroit che ne vide i natali anche in tarda età, Mayer, dandosi a dell’incisivo “black rock” con un falsetto da Curtis Mayfield (The Girl Next Door, Dreams Come True) arrochito dalla durezza della vita al punto di raccontarsi prossimo a Howlin’ Wolf; cavalcando le sbavature e mandando a quel paese le belle maniere, con un atteggiamento assolutamente in linea col proprio passato.

Al di là di ogni dissertazione, comunque, queste restano le ultime parole di un uomo e, in quanto tali, sono da custodire con la massima cura. Perché lì dentro ci trovi nientemeno che la sua anima.

7 Ottobre 2009
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