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7.6

Conosciuto al pubblico più ampio per essere un membro degli Wilco di Jeff Tweedy, il poliedrico chitarrista Nels Cline ha in realtà alle spalle un percorso quarantennale di progetti che spaziano dall’impro al noise, passando per il jazz e fino al rock. Share The Wealth è il nuovo lavoro in studio di uno degli ensemble più longevi che lo vedono come leader, i Nels Cline Singers, stavolta con formazione allargata a sestetto: ad affiancare il classico trio formato dal nostro assieme a Trevor Dunn (basso) e Scott Amendola (batteria), troviamo anche il sassofonista punk-jazz Skerik, il tastierista Brian Marsella e il famoso percussionista brasiliano di scuola Tzadik, Cyro Baptista. Una formazione di grande qualità capace di intervenire sulle composizioni con un naturale slancio espansivo, che arricchisce massicciamente la scrittura con la più pura istintualità.

Anche in questa occasione traspare tutta la perseveranza di Cline come musicista alla continua ricerca di se stesso attraverso riflessioni per nulla scontate, declinate nell’album tramite un particolare mix di riverenza per il suono e audacia sperimentale. Un sentimento che sorregge trasversalmente il lavoro, inizialmente pensato come un cut-up di temi e improvvisazioni, e risultato invece già efficace dalle crude e “semplici” registrazioni in studio: un piano d’azione fruttuoso di un sincretismo concettuale che poggia tanto sulle concezioni ritmiche di Herbie Hancock, periodo Head Hunters, come nelle session dilaganti à la Weather Report, e nondimeno nelle tenaci sperimentazioni perseguite in tutta la carriera da Miles Davis, ma per rileggerle in una caleidoscopica chiave avant contemporanea.

Così, tra intensi crescendo droneggianti (l’ottima interpretazione strumentale del brano Segunda di Caetano Veloso), incursioni modern jazz dal sapore post rock (il singolo Beam/Spiral) e furiose scorribande free che svicolano con naturalezza tanto in dilatazioni sabbiose quanto in scampoli funk rock, e persino in strane ambientazioni avant metal (Stump The Panel), vive una florida terra di mezzo, che armonizza gli ingredienti esaltandone di volta in volta argomenti differenti, pur sempre all’interno di una configurazione coerente e distintiva. Si va dal funkettone aumentato di elucubrazioni elettroniche (The Pleather Patrol), passando per il cool ambientale (Headdress) e languide suggestioni noir (Nightstand), fino al roccioso jazz-funk in odore dei Ceramic Dog di Marc Ribot (Princess Phone). La pregevole indole melodica torna in chiusura con la delicata ballata acustica in vena di desertismi à la Maurice Louca di Passed Down (una preziosa allusione al Veloso dell’apertura), mentre il picco disarticolato viene raggiunto con l’impro elettroacustica di Ashcan Treasure; ma c’è ancora tempo per perdersi (letteralmente) nell’ambient lunare di A Place On The Moon, 15 minuti di quiete astrazioni scalfite di lapilli noise e groove obliqui, che rimandano a un sentire armonico rintracciabile in alcuni passaggi minimalisti di Rob Mazurek.

Tutto questo fa di Share The Wealth un’opera di alto livello, tanto ammaliante nei momenti poetici quanto esplosiva negli assalti. Un album che rilancia tutta l’elegante vena creativa di Nels Cline, esaltandone non solo la scrittura, ma anche le qualità di musicista profondamente abile nel cogliere attimo per attimo la giusta pronuncia. Un dono tanto discreto quanto dirompente.

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