• gen
    27
    2016

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Un adolescente incazzato aspetta un autobus sulla statale, il sabato pomeriggio, per evadere anche solo per tre ore da quel mesto paese in cui abita, nella bassa pianura padana. Uno di quelli a ridosso della strada paullese, in mezzo alla campagna, non perché vi sia qualcosa di male nella campagna ma perché la bassa, in inverno, è nebbiosa, desolata, malinconica; un terreno freddo e inespressivo. Una amara solitudine che possiamo percepire anche ascoltando il debut album solista di Marco Mezzadri, in arte Nero Kane, col progetto Nero.

Dopo le esperienze nella band punk The Detonators e in The Doggs, Lust Soul appare come un disco unitario e rappresentativo della parte più profonda e intima del cantautore milanese: «amo definire questo disco un diario personale fatto di fugaci annotazioni e momenti profondi […], di emozioni espresse sotto l’impeto della necessità». Questa la caratteristica del disco da cui non bisogna prescindere durante l’ascolto, e in cui si riversano temi autobiografici sull’amore, la solitudine e lo smarrimento. I testi, in inglese, vengono accompagnati da un rock scuro, garage quanto basta, dal retaggio punk (impronta che troviamo soprattutto negli incipit di I’m the Sin, No Sense of Crime o Bitch), che si muove su riff cupi e ossessivi, attingendo sia dagli anni ’80 della darkwave che dal rock dei Settanta.

Di grande importanza, infatti, è la memoria musicale del Nostro, caratterizzata da molti riferimenti, e neanche troppo velati. Primi fra tutti gli Stooges, vero motore ispiratore di questo album, a partire dal soprannome Kane, una sorta di omaggio alla canzone I Wanna Be Your Dog – e anche ai The Doggs citati poco fa. Degli Stooges ritroviamo tanto, sia nei titoli – Bleeding riprende il titolo dell’album California Bleeding della band americana, e No Sense of Crime riporta proprio l’intero titolo della canzone – che nella musica: la ripresa di quel rock sporco, a volte violento e viscido, che dipinge anfratti metropolitani e brutture umane. Il retaggio riaffiora riadattandosi a ciò che lo stesso Nero vuole raccontare, a modo suo. Anche le canzoni più audaci risentono di quel sottofondo tetro e malinconico che non ci abbandona per tutto il disco, dato anche dall’uso dei sintetizzatori.

In My Town è una ballad quieta, ma che insiste su un tono decisamente apocalittico, così come Old Demons immediatamente si colora di tinte nere trascinandoci in un abisso senza fine. L’insistenza ossessiva sul ritornello, accompagnato anche da un coro, si riallaccia stilisticamente a deliri psicotici in stile Einstürzende Neubauten, mentre in Over My Dead Body le chitarre allungate si velocizzano e sorprendono con un ritmo Motörhead. Ottimo il singolo Tomorrow Never Comes, che unisce queste due anime, quella più gotica di Bleeding e la necessità di rivalsa della appena citata Over My Dead Body, ma che contemporaneamente viene sostenuto da un motivo musicale orecchiabile. Il video del brano, realizzato da Samantha Stella, esprime l’irraggiungibilità di un momento, di un tempo, di un istante, attraverso immagini che ripetono lo stesso moto circolare, lento.

Un disco sicuramente ricco, forse da riequilibrare in alcune parti strumentali, ma sicuramente curato. C’è da chiedersi che effetto farebbe con i testi in italiano – uno sfacelo oppure la svolta, com’è stato anche per gli Afterhours. C’è sostanza, comunque, così come si coglie la capacità di evocare non soltanto immagini, ma anche sentimenti con cui difficilmente vogliamo confrontarci.

15 febbraio 2016
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