• Feb
    01
    2008

Album

Mute

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Un’altra spallata allo steccato che, in qualche modo, separa (apparentemente) due visioni (forse) antitetiche del rock’n’roll: quella animalesca, selvaggia, che sgorga come un’espettorazione di incontenibile vitalismo; e quella meditata, progettata, elaborata incastrando mestiere, trucchi, competenza, quel po’ di ispido talento ad increspare la calligrafia. Il Nick Cave splendido cinquantenne (e passa) che sforna il quattordicesimo disco coi fidi Bad Seeds, il secondo dalla dipartita del buon Blixa Bargeld, si muove beffardo, quasi goliardico e con rinnovata impudenza su questa linea di confine. Tra calcolo e spudoratezza, sarcasmo e sacrilegio, simulacri di rabbia e urticante savoir faire. Non stupisce che negli stralunati clip promozionali o in quello confezionato per la title track – blues da taverna inacidita di visioni e apocalissi sbruffona – finisce per sembrare un Gene Gnocchi che imita… Nick Cave. Ti fa pensare a uno che ha appena trovato la chiave del palcoscenico anzi il mazzo di tutto il teatro di posa.

Venendo al disco, non va scordata certo la questione del concept, impasto di situazioni bibliche, rimbombi storici, modernariato leggendario e contemporaneità avariata, gragnola letteraria declamata con la solita lena ora aspra ora ombrosa ora trepida. Ma, come per l’impianto sonoro – brume ritmiche, strali di chitarra, vampate acide d’organo -, non riesce a disperdere il senso di congettura prefabbricata, di pregevole artigianato caveano. Capace certo di prestazioni forse ovvie ma del tutto rispettabili (la fragorosa cavalcata di Albert Goes West, la ballata dolente di Jesus Of The Moon, il blues motorizzato di We Call Upon The Author), azzeccando con la lunga More News From Nowhere il perfetto ibrido DylanU2 e con Today’s Lessonuna quanto mai turgida – ancorché adulta – irrequietezza psych blues. Se metti da parte il ricordo delle ferite provocate dal vecchio Cave, riesci a considerare questo disco, anche questo disco, un’esperienza godibile.

E magari comprendere che oltrepassata quella certa linea d’ombra senza lasciarci la pelle, qualunque Michelangelo può accontentarsi di aprire bottega come Tiziano.

29 Febbraio 2008
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