• mar
    01
    2006

Album

Mute

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Gran bella cosa la maturità artistica, tanto più se oltre a portare con sé stabilità emotiva e fiducia nei propri mezzi, non disdegna di accompagnarsi ad una notorietà in crescita costante che permette di incanalare la propria creatività anche verso ambiti diversi da quello strettamente musicale. Chiedetelo a Nick Cave, ex junkie, ex estremista sonoro, ex sperimentatore tout court, ora signore sulla cinquantina dal tocco elegante e l’abbigliamento impeccabile, innamorato della scrittura. Tra le varie forme sperimentate in carriera, la sceneggiatura, passione da far risalire al lontano 1983 quando un Re Inchiostro ancora colmo di malvagità dava libero sfogo alle proprie irrequietezze collaborando con John Hillcoat e Evan English alla stesura di Ghosts… Of The Civil Dead. Una passione evidentemente non sopita, se nel 2006 assistiamo ad un'ulteriore incursione del talento letterario di Cave nella settima arte con la sceneggiatura del western australiano The Proposition.

Non contento di occuparsi soltanto dello script, Cave decide questa volta di firmare assieme al fido Warren Ellis – il cui violino sembra ultimamente essersi trasformato in una sorta di ossessione per l’australiano -, anche il commento sonoro della pellicola, raccogliendo tutti gli spunti musicali del caso nel disco in questione. Una soundtrack con tutti i crismi che ha lo scopo dichiarato di affiancare le immagini di Hillcoat – alla regia anche per The Proposition – e che difficilmente potrà essere “consumata” con la frequenza e il “modus operandi” di un disco a sé stante.

Non vorremmo comunque essere fraintesi dicendo questo, dal momento che le sedici tracce sono tutto fuorché brutte. Tuttavia, se non deluderanno gli aficionados delle inquietudini striscianti ma convenzionali care al musicista australiano dell’ultimo periodo – qui proposte in versione minimale pianoforte, violino e basso – lasceranno quantomeno interdetto chi apprezza da sempre la sua loquacità espressiva, gli sfoghi declamatori, l’abilità nel costruire scenari musical-letterari particolareggiati.

La natura del progetto e la conseguente inscindibilità tra dimensione sonora e visiva, del resto, suggeriva di affidarsi ad una semplice sottolineatura più che ad una verbosità prorompente e proprio in questa direzione si è mosso Nick Cave, collezionando contributi strumentali in bilico tra attese e suoni minacciosi – The Rider #2 -, malinconie incombenti – The Proposition #1, Moan Thing -, scorci quasi velvettiani – Down To The Valley -, riusciti inseguimenti d’archi – Queenie’s Suite – e brani dalla struttura piuttosto classica (The Rider Song e Clean Hands, Dirty Hands).

1 Maggio 2006
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