• set
    01
    2009

Album

EMI

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Nick Cave, Warren Ellis, il cinema: quanto fertile fosse questa triangolazione lo avevamo intuito. Questo doppio White Lunar arriva in un certo senso a consolidare la sensazione, fornendole una concretezza cui d’ora in avanti sarà difficile prescindere parlando della carriera dei due, pur importante quella di Ellis, pur imponente quella di Cave. Il noir e il western. L’asciuttezza carnefice di Cormac McCarthy. L’epos magniloquente di Leone. L’insidia invitante e angosciosa di David Lynch. L’impronta della vita sulla morte (e viceversa). Il romanticismo pernicioso, distorto, smisurato, annichilito. Quello che i Bad Seeds e i Dirty Three si raccontano rimboccandosi le coperte la sera. Usando pochissime parole, il meno possibile, il necessario (quelle sparute e impiastricciate di The Gun Thing, quelle accorate ma stoppose di The Rider Song…).

Ma le dimensioni consuete di Warren e Nick perdono consistenza, rimangono dietro lo schermo dove vengono proiettati The Assassination of Jesse James, The Proposition, The Girls Of Phnom Penh e The English Surgeon, pellicole diverse, lontane per modi e contenuti, tuttavia ben più che semplici pretesti. Il coinvolgimento dei musicisti è palpabile, come la loro brama di metterci l’impronta, con pietosa insolenza. Spingendosi alla bisogna oltre i propri limiti estetici: il piano ed il violino sono affiancati da droni, brume e scalpiccii sintetici, configurando un "ambient-ghotic" saturo di concitata stasi emotiva, come qualcosa sul punto di. E’ un gioco che accetta di mostrare la corda, che talora soffre la mancanza del supporto visivo (da buona soundtrack). Ma che non manca mai di forza, di convinzione. 

8 Ottobre 2009
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