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    0009

Album

Too Pure

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L’eclettismo è sempre stato problematico, in musica, perché mette spesso sul punto di perdersi nella mistura di personalità altrui senza trovarne una propria, oppure, peggio, perché mostra spocchia. I No Kids riescono nell’impresa, già riuscita qualche tempo fa ai furono P:ano, di mantenere una freschezza che non sa di vecchio, o di troppo calibrato.
Eppure i contrappesi di Come Into My Housesono più d’uno, e tutti inflazionati; il grande oceano dell’indie-pop, il pizzico di sensibilità nord-europea, qualche breve richiamo a Sufjan, l’arrangiamento polistrumentale, ma soprattutto (e questa carta è svelata, in modo lampante e retroattivo, in Four Freshmen Locked Out As The Sun Goes Down, posizionata a metà dell’album), i cori della tradizione della prima metà del 900 americana. Come gli Akron/Family? No, con un minore distacco rispetto all’ironia di Brooklyn, il che può essere un bene, quando c’è una penna che attrae l’orecchio.
Nick Krgovich e compagni provano addirittura l’aggiornamento dell’r’n’b radiofonico – quello di Justin Timberlake, né più né meno – all’indie, e lo fanno prendendo sul serio quelle vocalità che hanno abituato il mainstream a macchine tamarre e costosissime e fanciulle discinte, dimostrando che sono possibili oggigiorno senza avere neppure l’ombra di quell’immaginario (The Beaches All Closed, Bluster In The Air, quest’ultima meno efficace).
Questo disco vive anzi dell’armonia delicata che si può creare tra elementi contrastanti; come tra il fagotto e la batteria elettronica diListen For It/Courtyard Music, ma prima di tutto trovando una coesione continua tra le parti vocali, altrove ingombranti, e la quantità di strumenti adoperati, mai semplice accompagnamento. L’esempio che fa la regola e non l’eccezione è For Halloween, con il suo tempo spezzato e il trotterellare di invenzioni arrangiative (come il fagotto che spezza il ritmo), che fanno muovere la testa e poi distendono la progressione della canzone. Diventa regola perché abbiamo continua conferma, come nel carnevale caraibico di Old Iron Gate, nella riflessione per fiati e percussioni e avatar di Robert Wyatt di You Look Good To Me.
Il risultato maggiore è dunque che il gran lavoro di incastri non inficia la percezione, l’ascolto; la soddisfazione di questo è confermata, se uno vuole, da un investimento cognitivo; ma può farne a meno, senza perdere un punto del voto.

2 Ottobre 2008
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