Recensioni

5

Abbiamo inserito la loro Pumpin Blood in ben due playlist pubblicate nel 2013: Twenty 2013 Scandinavian pop songs you should hear e Tracks from EPs 2013. Il motivo? Semplice, il pezzo è immediato, contagioso e decisamente orecchiabile, benché – classifiche alla mano – il miglior risultato raggiunto sia un 16° posto nel minuscolo mercato austriaco. Sarà un luogo comune, ma è innegabile che quando si tratta di pop music gli svedesi abbiano da tempo una marcia in più, così attenti a prendere le distanze dalle sonorità modaiole e a concentrarsi su aspetti essenziali quali la melodia o il giusto ritmo. Pumpin Blood – contenuta nell’omonimo EP – in questo senso, nonostante la spessa patina che si portava addosso, rientrava perfettamente negli schemi prefissati.

Nell’album d’esordio We Are Only What We Feel, invece, si concretizza l’immagine di una band vuota, priva di una identità definita e con nulla di particolarmente interessante da dire. L’iniziale Jungle convince, se non altro nei suoi rimandi ai ritmi cari ai Niki & The Dove, ma il gioco dura poco evidenziando falle a livello di songwriting (Like The Wind è vincente nel pre-chorus e nel ritornello, ma la strofa è debolissima) all’interno di brani che sembrano il frutto di una band poco convinta. Tra l’electropop e l’indie-pop più radiofonico scorre qualche goccia del sangue che fu degli Abba (One Wish, per quanto anonima e noiosa) e sporadiche velleità ad altezza Lorde/Lana Del Rey (Love, a conti fatti un pasticcio terribilmente ripetitivo), ma in generale ci si muove attorno a composizioni prive sia di mordente – Hungry Eyes – che di fascino, anche quando il ritmo cala. È ad esempio il caso di Down Under, in cui i secondi scorrono interminabili in una coltre di beat didattici.

Stina Wäppling poi, per quanto parecchio abile nell’infilarsi di traverso tra le pop-diva ispiratrici (Robyn su tutte), non riesce mai a fare la differenza, adagiandosi sul funzionale compitino. Se poi si pensa che un brano come Echo potrebbe appartenere al repertorio di Elisa di dieci anni fa, diventa chiaro che non siamo di fronte a materiale degno di troppe attenzioni. Rimandati a se e quando avranno la voglia di mettersi d’impegno nel realizzare un disco che non sia soltanto una male allestita vetrina di capi ordinari ed impersonali.

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