• Apr
    08
    2016

Album

Dischi Soviet Studio

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L’indiscutibile vantaggio di un progetto angolare come quello che viaggia sotto la sigla Norman è innanzitutto quello di riuscire a vivere di una propria autonomia stilistica, di un proprio posto nel mondo che rimane lì a prescindere da tutto: non si deve preoccupare di piacere a nessuno, preferisce guardare poco all’esterno e non cerca mai sguardi lunghi o suoni facili, anche quando potrebbe. La band trevigiana guidata da Massimiliano Bredariol, che tra progetti paralleli, concerti, collaborazioni e partecipazioni in altre formazioni ha impiegato quasi sette anni per dare un seguito a La rivolta dei bambini blu, torna con un disco che mette insieme rock cantautorale, atmosfere noise, sprazzi di elettronica e passaggi oscuri.

Il merito principale dei cinque è che il sistema autosufficiente di cui sopra riescono a farlo piacere davvero, e questo La grandine! – con quel punto esclamativo ad annunciare una sorpresa che porta con sé timori, dolori, meraviglia e stupore – nonostante l’alternanza di umori che potrebbe inizialmente dare una sensazione di spaesamento, suona incredibilmente maturo, dimostrando un’identità forte corroborata da sonorità in grado di trovare una via propria, pur dovendo molto a tanti riferimenti. A cominciare da quelli più cupi e introspettivi con cui inizia il disco (una Gondrand che guarda all’ultimo Capossela) e arrivando alla complessità nelle architetture sonore degli Scisma in Bigdominorally o a quelle più alternative pop dei primi Perturbazione (Il danno, Leuca).

Nel costruire impalcature mai banali, i Nostri si concedono anche episodi più dilatati (Gara di resistenza o l’omaggio al pittore Gino Rossi), mentre nel finale il tema dell’imprevedibilità torna prepotente, pulsante, fino a esplodere come nella snowball disegnata in copertina da Matteo Cremona: «verrò giù come di grandine che magari ti spacco la schiena, e se hai qualche ferita non tenere conto di me». La grandine! è un disco che vale la pena ascoltare, e Norman un gruppo che probabilmente continuerà a rimanere lì, al suo posto, senza preoccuparsi troppo di quello che gli gira intorno.

21 Aprile 2016
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