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    01
    2011

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Ritorno in grande stile per Okapi. Il manipolatore italiano riprende un datato esperimento di Bruno Munari in collaborazione con Davide Mosconi e lo ripropone attualizzandolo alla luce della propria sensibilità plunderphonica e ricombinatoria.

Opera Riparata rimanda strutturalmente – per forme e contenuti – all’Opera Rotta presentata nel 1989 alla Scala dagli sperimentatori citati in apertura: il procedimento attuato da Okapi in combutta con l’artista visuale e spirito affine Infidel (sue le video-realizzazioni che hanno accompagnato la prima dell’opera commissionata da Galaxia Medicea) prevede la (de)composizione di 40 celebri opere liriche – da Mozart a Wagner, da Puccini a Godunov ci sono praticamente tutti – in altrettanti bozzetti re- o de-mixati in microsuites tutte della durata di 1 minuto e 11 secondi. Come nell’originale esperimento di Munari e Mosconi l’esecuzione era affidata all’interpretazione e ricomposizione casuale, cut’n’paste, rimanipolazione, ricontestualizzazione agiscono allo stesso livello in ognuno dei 40 frammenti disposti lungo i quattro atti (Preludes, Duels, Dances e Storms, rispettivamente) del disco del romano.

Un lavoro che agisce allo stesso livello teorico del progetto originario – la riflessione, in netto anticipo sui tempi, sulle possibilità di fruizione “orizzontale” di tutta la storia della musica in un unico, eterno presente – ma lo “modernizza” attualizzandolo alla tecnologia d’oggi e facendo acquistare visionarietà e nuove traiettorie alle felici intuizioni munariane.

Con l’atteggiamento ludico/serioso che lo caratterizza, Okapi rende ancor più caleidoscopico e vorticoso il tutto con lo straniamento ottenuto dall’interazione delle composizioni classiche con le textures elettroniche, le slogature ritmiche e gli umorali sbalzi della propria irriverente sensibilità plagiar-collagista. Della serie, provate a immaginare un connubio tanto alieno quanto intrigante tra le arie aperte del Preludio della Norma di Bellini e il sottofondo pulsante glitch’n’cuts tutto spilli e sibili o tra il Preludio all’Atto I del Manon Lescaut di Puccini e la techno spinta e claudicante che lo tappezza. Non c’è mash-up o bastard-pop che tenga. Qui si è su un altro pianeta, dove le coordinate spazio-temporali si infrangono.

22 ottobre 2011
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