Recensioni

7.5

Elisha Graves Otis è stato un inventore della seconda metà dell’ottocento e il suo nome campeggia ancora nelle targhette che si trovano dentro gli ascensori: dobbiamo a lui infatti il meccanismo di sicurezza che impedisce a quelle scatolette infernali di precipitare a terra in caso di rottura della corda di traino. Perfezionato il meccanismo, Elisha Graves Otis lo presentò al pubblico durante la grande esposizione industriale di New York del 1953/54, rivoluzionando per sempre il trasporto di persone e cose in verticale. Come nota l’artista e sperimentatore romano Økapi, che a Elisha Otis ha intitolato il nuovo album: l’ascensore è “il veicolo più popolare per viaggiare”, così popolare e diffuso che quasi non ci accorgiamo neanche più della sua funzione di mezzo di trasporto.

Anche Økapi, oramai storico e seminale rappresentante della plunderfonia in Italia, per il nuovo lavoro, pare aver perfezionato una formula che va studiando da quasi tre decenni: mai nelle sue produzioni precedenti il materiale di origine (per esempio i versi degli uccelli e l’opera omnia di Olivier Messiaen nell’ottimo lavoro del 2017, Pardonne-moi, Olivier!) scompariva così completamente, dando vita a un universo sonico completamente nuovo e differente.

OTIS. Vertical Tales, annunciato da un delizioso video teaser, risulta così una meravigliosa esperienza da affrontare: una salita in elevatore verso nuove vette artistiche e inedite commistioni elettroniche. Soltanto in alcuni momenti, infatti, riecheggiano le scansioni hip-hop di tanta sample-based-music (per esempio nella breve 8th Floor), ma ci si muove soprattutto tra atmosfere mistery (9th Floor) e la malinconia sci-fi ucronica sviluppata nelle prime quattro tracce di questa suggestiva salita: dal Ground Floor al 4th Floor ci accompagnano le voci, distorte e in reverse, degli ascensoristi e dei portieri che Økapi ha raccolto durante la lavorazione dell’opera. È in generale un disco dal marcato lirismo (lo dimostra la profonda e ariosa 7th Floor), a cui non mancano però sprazzi di groove (come le improvvise pulsazioni dance di 10th Floor) né tantomeno una coltissima interpretazione di alcune tendenze dell’elettronica contemporanea: lo straordinario e commovente soul sintetico di 11th Floor, in cui tornano le voci pitchate ed effettate a cullare l’ascoltatore in questa salita oramai siderale, o la successiva 13th Floor dove le stesse dinamiche e sonorità sono approfondite e portate a una intensità quasi insostenibile.

Chiudono questo viaggio, questa perfetta esplorazione verticale i valzer antigravitazionali di 14th e 15th Floor: adeguatissime e ispirate sonorizzazioni che confermano la cifra stilistica unica, oltre a un talento e una visionarietà matura e senza pari, di Økapi, un nome che tutti gli appassionati dovrebbero conoscere.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette