• Dic
    17
    2016

Album

Off Label Records, Broken Silence

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Filippo Paolini è il nome dietro a Okapi, quindi spezzettamento cut & paste e una certa sensibilità postmoderna nel saccheggiare qua e là pesando i samples più disparati. Altisonanti collaborazioni con fior fior di strinati (tipo Mike Patton, gli Zu, Damo Suzuki e Mike Cooper) e un posto di rilievo nell’ambiguo panorama della plunderphonica, ovvero l’arte di creare qualcosa di inedito utilizzando (quasi) solo elementi già editi. E se il sampling e il turntablism sono fenomeni già ampiamente diffusi – si pensi a tutto il mondo hip hop – e da ben prima che John Oswald canonizzasse il tutto con le sue teorizzazioni, dato che uno come Grandmaster Flash già nel ’73 campionava e riutilizzava James Brown, certo è vero che la cosa sta conoscendo recentemente un bel ritorno in auge, vedi producer anche più votati al dancefloor come Romare.

In primo piano quindi, più che la creatività in senso stretto intesa come spin demiurgico, c’è una sensibilità particolare per la de-contestualizzazione e il successivo riassemblamento di elementi estrapolati e riplasmati in un ossimorico nuovo “già fatto”. Feticismo nerd e gusto per il pastiche policromo e il sound collage si danno quindi la manina al servizio di un frequente amore per la corretta filologia sonora. È così anche in questo nuovo album firmato da Paolini a nome Okapi, che nel suo altezzoso titolo “sintetizza” un omaggio al compositore francese Olivier Messiaen, la cui produzione è decostruita minuziosamente e quasi maniacalmente, per poi poter essere contaminata da infiltrazioni elettroniche che spaziano ora dal (metodologicamente, come abbiamo visto) limitrofo mondo HH fino al breakbeat, e arrivano anche a toccare l’ambient, la world music e qualche sfoglia jazz, oltre ad una trasversale aura cinematica dal retrogusto enciclpoedico al confine con certa library. Ad aumentare l’aura di ibrida grandeur c’è anche la collaborazione con un’orchestra ed altri musicisti esterni, tra chitarre, sax e flauti vari, accompagnati magari anche da qualche asettico rullantino trap che fa capolino qua e là (Megascops Kennicottili).

Magari un po’ algido e cervellotico, ma con una sua precisa quadratura e capace di interessare e (a tratti) anche sinceramente affascinare. Da provare.

11 Marzo 2017
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Okapi

Pardonne-Moi, Olivier! – 16 Oisseaux Pour Olivier Messiaen

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