• giu
    01
    2011

Album

Jagjaguwar

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Dopo l’uragano, il down. Questo potrebbe essere il senso, uno dei tanti possibili, da affibbiare alla terza ed ultima parte della celeberrima trilogia Thank Your Parents. Absolute II compila quattro lunghe e oscure composizioni, fatte di delay, dubbing, tastiere, synth e chitarre trattate, prive o quasi del nervo ritmico krauto che innervava il corpo della trilogia (il corpo centrale Rated O, soprattutto) e pronte ad atterrare dalle parti del minimalismo più disturbante e della contemporanea più oltranzista.

Non è un caso che questo monolite sia stato posto in coda alla trilogia. La scelta di non promuoverlo o quasi, di renderlo disponibile in poche copie (un migliaio o poco più, pare), di caratterizzarlo con una copertina virata al nero a far da degno contraltare visivo alle dense atmosfere musicali, sembrano indizi di una possibile chiusura al mondo esterno. Come se Absolute II fosse più della semplice chiosa ad un disegno più ampio. Una camera di decompressione in cui il macro-ciclo iniziato qualche anno addietro (e di conseguenza una fase intera della carriera della band) vada a sfarsi in un chill-out, inteso ovviamente alla loro maniera. A-ritmico, anti-rock. Completamente bruciato.

Tradotto in soldoni: minimalismo oscuro, magmatico e chiesastico (Pre-Human), motorik Suicide al ralenti in cui la voce è un rantolo effettato che perde ogni parvenza umana (Horizon), squarci di white noise su strutture da suite contemporanea calate in freddi paesaggi post-industriali (Gray Area) e melma ambient-concreta alla maniera di un Brian Eno imputridito (la title track).

Sull’aspetto concettuale di Absolute II hanno per forza di cose inciso le ultime, fluviali performance improvvisative tra audio e visual andate sotto il nome di "Oneida presents the Ocropolis". Live-set di ore ed ore che allontanavano il neo-quintetto dalle forme rock della prima fase della carriera, diluendo in forme sempre meno organiche il cuore materico del trademark oneidiano. Fino a rimanere poltiglia di suono e stasi. Rantolo e disfacimento.

Absolute II è un album dunque destinato a dividere. Da un lato i rockers, probabili detrattori di un album in cui del “rock” resta soltanto la parvenza, un fugace spettro in dissoluzione. Dall’altro, gli avanguardisti, pronti ad accoglierne le spiazzanti sperimentazioni in nome di una oltranzistica ricerca. In mezzo, loro, il loro studio-alcova e 200 minuti complessivi di state-of-the-art, imprescindibili per comprendere lo spessore di una delle band che per qualità media, lungimiranza  e longevità è forse l’unica degna di nota in questo terzo millennio.

18 Giugno 2011
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