• Lug
    01
    2009

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Jagjaguwar

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Se la forza e il segreto degli Oneida risiedono nell’essere mutanti in mutazione, allora Rated O può essere tranquillamente considerato come il punto d’arrivo più estremo nell’incontrollabile percorso mutoide dei newyorchesi.

L’episodio mediano della trilogia Thank Your Parents riaccende maestosamente la fiamma Each One Teach One, e vi butta ulteriore benzina, dilatando a dismisura le intuizioni di quel capolavoro. Materialmente, dato che si tratta di un triplo cd per quasi due ore di musica; ma soprattutto stilisticamente, visto che è un unicum stordente e onnicomprensivo, eclettico e sfaccettato che succhia, mastica e risputa fuori tutto quello che era la linfa vitale di quel disco e tutto ciò che da quel disco in poi è venuto.

Gli Oneida targati 2009 sono oltre quelli incensati nel 2002. Se lì riducevano in poltiglia le ceneri post-9/11 a forza di scossoni reiterati e ossessività vertiginose, qui ricostruiscono dalle fondamenta le basi del proprio sound utilizzando, a mo’ di Lego, i mattoncini distribuiti negli ultimi album e finendo col racchiudere in un colosso portentoso tutta l’insaziabilità e la creatività del proprio universo.

Poliritmie tribali africane, malati slanci minimal-techno, echi di dub(step) storto inzuppato in salsa kraut-wave si incrociano e fondono nel primo cd in una ipotesi di mappatura sonora che dalle bidonville di Lagos arriva fino ad un terzomondismo massiccio e depravatamente nyc, fatto di muscolarità percussiva sciolta in un magma incontrollabile; roba che sgretola ogni convenzione e annichilisce ogni tentativo di paragone. La natura di fondo degli Oneida però è sempre ossessivamente krauta, e così il secondo disco si riallaccia all’anima hard-rock a forti tinte motorik che ne ha segnato la proposta, tanto che ossessività e reiterazione sono le parole d’ordine per decrittarlo e fuzz e seventies quelle per collocarlo nell’intricato puzzle sonoro oneidiano. La tendenza alla dilatazione e alla jam folie peculiare del trio emerge in tutta la dirompente sapienza nell’ultimo cd tra gli ipnotici umori orientali di O e le devastanti aperture dei 20 minuti finali di Folk Wisdom.

Insomma, in quell’inarrestabile e continuo cortocircuito tra organic e synthetic (parole di Fat Bobby) che caratterizza il muoversi dei tre, Rated O rappresenta sicuramente uno dei picchi più alti mai raggiunti. Si ha però la certezza che la terza parte della trilogia vanificherà queste nostre parole, spostando ancora più in là i paletti.

25 Giugno 2009
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