Recensioni

7.6

Nil Admirari. Non stupirsi di niente. Vecchio adagio degli stoici, che lo consideravano come la base della felicità. Non stupitevi quindi di inserire l’ultimo disco di Oneohtrix Point Never nel lettore cd (mai come nel suo caso il supporto cd diventa fondamentale. No vinile, no cassetta. Compact Disc!) e di trovarvi di fronte all’annichilente bellezza del rumore. L’apertura noise del nuovo disco di Daniel Lopatin, salda ponti importanti con gente come Aphex Twin e Venetian Snares: caotico, abrasivo, brutale eppure esteticamente bello, con l’uso di una voce umana che nella parte finale del brano sembra soccombere all’atroce rantolo delle macchine.

Lopatin passa ora, ufficialmente, dal rango di culto a quello di portabandiera di una serie di cose che si muovono nella caotica scena musicale di questi anni. Lui è il punto di contatto tra i nuovi corrieri cosmici, gli esteti di una nuova ambient new-age, gli intellettuali pop della scuola hipnagocica. Daniel Lopatin sta da qualche parte li in mezzo, forte di una personalità che oltrepassa l’accerchiamento e si permette di citare i classici di sopra come si compete ad uno che guarda ben oltre l’orizzonte quotidiano. Poi, in generale, i sintomi che Returnal sarà il best seller del settore quest’anno sono un po’ ovunque. I precedenti di Zones Without People e Rifts hanno sedimentato. Ora Lopatin viene citato in egual misura da Pitchfork e dal più carbonaro dei blogs, l’etichetta di distribuzione è diventata la lungimirante ed esposta Editions Mego e dulcis in fundo ci sono gli artwork “designed by” Stephen O’Malley e il mastering di James Plotkin, le griffe più alla moda per l’underground che perde la verginità. Returnal si presenta quindi subito con le vesti del classico.

Describing Bodies e Stress Waves migliorano ulteriormente gli standard del suo paesaggismo androide, prima di inaugurare un nuovo esempio di ballad robotica, cantata da una voce pesantemente effettata e compromessa nell’umore. Un sentore di mestizia cosmica, che va oltre la semplice dicotomia uomo/macchina. Non è un caso che tutto finisca con l’assumere un profilo vagamente esotico. Qui siamo oltre il quarto mondo di Jon Hassel. E’ il quinto mondo di Daniel Lopatin, un mondo fatto di microchip, synth e circuiti valvolari, un mondo che viene raggiunto nelle tracce finali: Ouroboros e Preyouandi. Ormai da Tron, siamo passati a Tron Legacy.

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