Recensioni

7.5

Quello di Daniel Lopatin, l’uomo che sta dietro la sigla Oneohtrix Point Never, paradossalmente potrebbe essere considerato come il suono che meglio incarna la contemporaneità. C’è qualcosa, non solo nella filigrana sintetica delle sue produzioni, ma anche nella filosofia che sottende il progetto OPN che sembra rappresentare al meglio l’aria dei tempi, nello specifico gli anni che chiudono il primo decennio del nuovo secolo e che sono stanti anche fin troppo gravidi di suggestioni e ipotesi, tutte costantemente riguardanti il passato.

Lopatin, va detto subito, è un esteta del suono sintetico, in una maniera non lontana dai nuovi corrieri cosmici che in questo periodo affollano gli scaffali dei negozi di dischi e di cui parlammo su SA in un indimenticato speciale di alcuni mesi orsono. Vista poi da un lato meno formale, la sua musica ha una costante eco passatista e nostalgica, al punto che ha destato non a caso l’interesse di David Keenan per tutto il suo discorso sull’hypnagogic pop. Lopatin è un figlio degli anni ’80 e la sua è un’estetica retrò, ma senza andare a parare per le lande pericolose del kitch.

Un equilibrio più unico che raro, che viene rappresentato al meglio nel nuovo disco in uscita su Arbor e che nelle intenzioni di Lopatin dovrebbe essere la seconda parte di una trilogia iniziata con Betrayed In The Octagon e che ruota intorno al concetto di interfaccia uomo/macchina. L’estetica retrò anni ’80, si materializza con il lavorio di sintetizzatore valvolare di Computer Vision, che porta Lopatin in una direzione vicina ad Alan Parsons Project, se non proprio ai Pink Floyd di Dark Side Of The Moon. Costruzioni sempre progressive le sue, sia quando concorrono a costruire i paradisi zen di Format & Journey North sia quando disegnano gli asettici panorami arcade nell’epica title track. Lopatin è raffinatissimo anche nella maniera, abusata dei Jonas Reinhardt e degli Expo’70,  di trafficare con la tecnologia valvolare per disegnare soundtrack horror per inediti film di John Carpenter o George Romero (Learning To Control Myself, Disconnecting Entirely). Da qui alla new age posticcia venata di kraut il passo è finanche troppo breve e il disco chiude giustamente sulle note dell’estasi, omaggiando Emil Cioran e i videogame su commodore 64 (Hyperdawn).

Oneohtrix Point Never è il vecchio che avanza, la tecnologia che non si aggiorna, l’hardware che non riusciamo a riciclare, in un epoca tra l’altro in cui anche il 2.0 comincia a mostrare le proprie crepe. Prepariamoci per il dopo bomba. Lopatin ci sta già mandando le sue registrazioni comodamente nascosto nel suo rifugio antiatomico posizionato da qualche parte tra Zion e Tron.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette