• Feb
    01
    2012

Album

Touch Music UK

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Oren Ambarchi è sicuramente compositore e musicista eclettico, abituato a destreggiarsi tra i generi e gli approcci. Eppure fino ad ora non aveva mai così implicato nella produzione a suo nome un “disco” così pieno delle sue identità messe insieme e non sezionate, e quindi così tradizionalmente inteso nella musica rock. Oren è un chitarrista che si è sempre ritratto nel solco di Alvin Lucier. Ma la seicorde è sempre stata, per così dire, il medium contingente, il punto di partenza, almeno nelle precedenti puntate (due su tutte, che fanno da base all’immediato presente: Grapes From The Estate e In The Pendulum’s Embrace, picchi degli ultimi due lustri, e ricerca coerente sul trattamento di strumenti dal vivo nel cesello della composizione/produzione). A giudicare da come si chiude, Audience Of One la tratta invece anche come punto di arrivo, o forse riscoperta.

Questo stupisce forse più che il fatto che un disco di Ambarchi si possa aprire con una delicatissima “canzone” (Salt) – con la voce caratterizzante di Paul Duncan. E semmai ciò che lascia a bocca aperta di Audience Of One è la mastodontica fuga jam (Knots) con cui prosegue. Una mezzora di sostanza acida e poderosa con incisioni nel timpano della chitarra di Oren e conduzione di batteria che dirigono la memoria verso i Can di Tago Mago. E, di seguito, fanno correre la mente verso i nastri dei Neu! è fin troppo facile. Oren e Eyvind Kang (qui a co-arrangiare) come Michael Rother e Klaus Dinger, in un certo senso. Knots è di fatto uno statement importante, un tentativo di costruire un trait d’union che sta già raccogliendo consensi, paragoni più o meno azzeccati, come le performance e le prime mosse di In Zaire, in un certo senso, stanno facendo da queste parti.

Il bilanciamento successivo – e rarefatto così come lo richiede l’orecchio – di Passage e richiamando – come suggeriscono le note stampa – il minimalismo italiano di Cacciaapaglia e Giusto Pio. Fractured Mirror chiude il giro dell’album, e lo fa in uno dei modi più enigmatici possibili: lasciando che un giro di chitarra, semplice e interlocutorio, rimanga se stesso, ripetuto ipnoticamente – ma non ossessivamente – fino alla fine. Un disco che collega mondi che l’abitudine ci fa qualificare molto spesso come incompossibili. Non è così e Audience Of One sta qui a dimostrarcelo.

5 Aprile 2012
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