• Mar
    01
    2012

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Black Truffle

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Terzo capitolo per il trio noise delle meraviglie Keiji Haino, Jim O’Rourke, Oren Ambarchi, che fa seguito a Tima Formosa (2010) ma anche al secondo capitolo In A Flash Everything Comes Together As One There Is No Need For A Subject, dell’anno scorso. E se il primo era contestualizzato felicemente nel gioco di intarsi delicati delle maglie dei due compositori più marchiati dalla contemporanea, il secondo segnava un cambio repentino. La scelta del rumore. Era la testimonianza di una intera performance live al SuperDeluxe di Tokyo, tenutasi il 24 gennaio 2010, e sanciva un cambio di paradigma: l’elettroacustica di Oren e Jim (che intanto da lì a qualche mese si sarebbero sfogati su Indeed, tra le altre cose) non aveva posto nella nuova strada intrapresa. E, semmai, il baricentro appariva sempre più agganciato alla follia manifesta di Keiji, il ladro di udito che tutti conosciamo.

Imikuzushi (“sospensione del giudizio”, o almeno è la cosa più vicina che un non parlante giapponese può recuperare con i traduttori a sua disposizione) è il doppio vinile definitivo della squadra, dove ci si libera di quello che si era e si va dritto per un sentiero infuocato dove, “semplicemente”, Haino maltratta corde vocali e chitarra, O’Rourke suona un basso inarrestabile e Ambarchi sta dietro a piatti e tamburi, come migliaia di altre occasioni più o meno stabili di trio rock. Gli esiti sono deflagranti, a partire dal quarto d’ora della traccia iniziale (Still Unable to Throw Off That Teaching a Heart Left Abandoned Unable to Get Inside That Empty Space Nerves Freezing That Unconcealed Sadness I Am Still Unable to Fully Embrace). Nessuna pausa, non c’è tempo di respirare, di trovare pace. Il pieno diventa vuoto meditativo, e ci si risveglia solo con la cavalcata psichedelica e krauta nell’animo di Invited in Practically Drawn in by Something Facing the Exit of This Hiding Place Who Is It? That Went in Coming Around Again the Same as Before Who Is It?, sviluppata secondo un progredire di dissonanze disperanti delle distorsioni di Haino e dal sodalizio infinito della sezione ritmica dei due compari. Non c’è prevalenza dell’uno rispetto agli altri, perché hanno scoperto di aver bisogno l’uno dell’altro. Non esisterebbero senza la compresenza reciproca.

E così, nella ricerca del prototipo dell’ipnotica jam illimitata noise estrema, che potrebbe non finire mai, i tre sembrano aver messo a punto la formula, e funziona in maniera davvero selvaggia: ricorda le mosse primordiali di Psy Free, primissimi Tangerine Dream, Amun Düül I, eppure qui non c’è l’impulso della psichedelia a base blues, ma la depravazione salvifica del rumore che sposa influenze lontane dalla modale occidentale. È musica ancestrale, mitologizzante, che unisce Keiji, Jim e Oren aldilà della base geografica nella parte levantina della Terra. Essi sono tre colossi ipertrofici, ma soprattutto grandi esploratori, che non hanno mai avuto problemi a sconfinare, anche a perdersi a volte. E oggi hanno trovato un terreno comune. Semplice come bere un bicchiere di acido. Un territorio davvero perturbante, qualcosa che graffia nelle viscere. Abbiamo sempre tanto bisogno di dischi così duri, perché se e quando ne usciamo ne siamo fortificati.

11 Aprile 2012
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