• Ago
    01
    2012

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Mego

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Oren Ambarchi sembra sempre più dedicarsi alla rielaborazione del periodo che scavallò i Sessanta psichedelici e che diede il via ai Settanta progressivi e cosmici, nella radice tedesca, in particolare. Già segnalavamo in Audience Of One, qualche mese fa, “la mastodontica fuga jam” di Knots, mezzora di ipnosi rock krauta dondolante tra Can e Neu!.

Sagittarian Domain, nome dell’album ma anche dell’unica traccia contenuta, di una mezzora di durata, è né più né meno (finale cameristico con archi a parte) un’ennesima cavalcata motorik alla Faust, di quelle che riempivano il periodo meno battuto e ascoltato della band (da fine Settanta), e da cui poi i tedeschi hanno ripreso il discorso nei Novanta, con la chiara preponderanza delle percussioni pesanti di Zappi.

È interessante fare ipotesi sul perché un musicista / compositore, abile nel fervore rock quanto nelle meditazioni elettroacustiche, si concentri tanto sul kraut e sull’ipnosi motorik. Non c’è la risposta ma una proposta: la macchina rock inventata da Neu!, Faust, Cluster, poi portata avanti da This Heat e decine di altre entità è un metodo di lavoro, oltre che una “forma”, un risultato. Il motorik è un sistema di invarianti che permette di lavorare sulle sofisticazioni delle sfumature, che però sono il vero shifting meditativo. I Neu! facevano esperimenti sulle velocità di riproduzione, e sulla trasformazione del nastro inciso come materiale di partenza. Uno come Ambarchi non può che trovarsi a proprio agio in una stanza con cotanta compagnia, e mettersi a lavorare divertito sui timbri, dentro la ripetizione.

16 Settembre 2012
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