• Feb
    28
    2015

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Autoprodotto

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Il pop wave dalle tinte agrodolci del bresciani Ovlov si riaffaccia sulle scene, dopo il buon esordio di Margareth, Frank and the Bear. Ospite d’eccezione in questo secondo capitolo, che segue di un anno la pubblicazione dell’EP Pills, il bassista degli Smiths, Andy Rourke, che al lavoro dei tre dona una spinta decisiva. Il musicista indica la strada da percorrere, tracciando il mood generale del disco in qualità di produttore artistico e contribuendo egli stesso agli arrangiamenti (con tappeti di chitarre e Fender Rhodes oltre alle linee di basso di smithsiana memoria nel brano Menny).

Melodie shoegaze, distorsioni e groove incalzanti, ma anche atmosfere alternative unite a echi psichedelici accompagnano il profondo sentimento di alienazione e inadeguatezza che circonda Solo, un disco che mutua innanzitutto dal contesto in cui è nato, ovvero una Brescia inquinata che i tre descrivono come un posto “del quale ci si lamenta ma da cui non si riesce ad andar via”. It’s Not A Good Feeling, o la provocatoria Delicious, muovono proprio da questo: un odio-amore mai così intenso e straniante, carezzevole e violento.

Del resto è il basso di Luigi Ancellotti il vero protagonista di questo album, il pilastro su cui si reggono le ritmiche della band e che evidenzia tutto il suo fascino tellurico nell’evocativa The River – che in un’andatura da suite si unisce alla voce angelica di Lu’ Pangrazio – o magari nella sincopata ballata Just Taking A While To Blossom con la batteria di Simone Cavagnini a scandire in un climax ascendente tutta l’urgenza dei tre.

Un’espansione ricca di contenuti ed esperienza, per la formula chitarra-basso-batteria dei tre, che nonostante un suono inevitabilmente derivativo e ricco di rimandi, approda lontana da inutili “crossoverismi”, e invece opta per composte divagazioni su generi e stili che le undici tracce di Solo sembrano aver assorbito e a loro modo restituito.

28 Marzo 2015
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