• Feb
    25
    2013

Album
180

Rough Trade

Add to Flipboard Magazine.

Fortuna? Furbizia? Abilità? Non lo sappiamo con precisione, fatto sta che per gli inglesi Palma Violets la strada verso il successo sembra veramente spianata. Si formano a Lambeth, Londra nel 2011 e nel giro di pochi mesi diventano i nuovi pupilli dei media britannici: hype dal basso e successivo contratto con la Rough Trade, NME che inserisce la loro Best of Friends al primo posto tra le migliori canzoni del 2012, la guestata da Jools Holland e la nomination nella lista BBC Sound of 2013. Tutto facile, forse troppo, tanto che diventa altrettanto facile provare antipatia e rischiare di partire prevenuti verso il loro album di debutto intitolato 180.

Con un artwork inzuppato di cliché inglesi, 180 è stato prodotto da Steve Mackey (Pulp) e Rory Attwell (Test Icicles) e sulla carta punta a trasformare i Palma Violets nel nuovo punto di riferimento della scena brit-indie/garage. Perchè dopo i The Libertines, solo gli Artcic Monkeys sono riusciti – per qualche tempo – a concentrare una mole così elevata di attenzioni. Da allora tanti tentativi, tante meteore e tanti gruppi dimenticati. Potrebbero riuscirci i Palma Violets?

Tra attriti Clash-punk (Rattlesnake Highway, I Found Love), vicinanze stilistiche con i The Vaccines, cambi di ritmo, urla sguaiate e scappatelle di ubriaca eleganza (Three Stars), il livello medio dei brani è piuttosto elevato e rimane tale lungo quasi tutta la durata del disco. E’ un discorso su due livelli quello che va fatto su di una uscita come 180: da un lato la band inglese sembra l’ennesima meteora destinata a riempire le playlist dei dj nei locali indie (e stereotipi vecchi di una decina d’anni annessi), dall’altro – nonostante le copertine e tutto il resto – suonano con una credibilità di fondo e soprattutto con un estro fuori dal comune.

Spiccano in questo senso Last of the Summer Wine, chitarre e organo prima di lanciare un arpeggio jangly (non lontano come tiro dal riff di All The Garden Brids) che apre le porte ad un chorus dal sapore anthemico/senza tempo, Chicken Dippers – inizialmente intitolata Happy Endings nei live – e i The Doors in versione garage-rock di Tom The Drum. I ruoli e i timbri vocali dei due leader si intrecciano senza sbavature e non sorprende se certa stampa ha già iniziato a paragonare Sam Fryer (chitarra e vocione profondo) e il più istrionico e teatrale bassista-cantante Chilli Jesson alla coppia Barât-Doherty.

Non può avere e non avrà mai l’impatto storico di un Up the Bracket, sia per motivi anagrafici sia per una cifra qualitativa inferiore, ma a volte è bello anche lasciare da parte certe considerazioni e provare a godersi musica senza pretese. Lo abbiamo fatto all’epoca, lo possiamo fare anche oggi.

14 Febbraio 2013
Leggi tutto
Precedente
Adam Ant – Adam Ant Is The Blueblack Hussar In Marrying The Gunner’s Daughter Adam Ant – Adam Ant Is The Blueblack Hussar In Marrying The Gunner’s Daughter
Successivo
PVT – Homosapien PVT – Homosapien

album

artista

Altre notizie suggerite