• set
    23
    2016

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Cooking Vinyl UK

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A fine settembre Passenger ha pubblicato il suo settimo album, registrato tra i paesaggi della Nuova Zelanda, la vicina Australia e la sua terra natia, il Regno Unito, dopo aver preso ispirazione da un viaggio in Islanda. Un progetto che all’apparenza tratterebbe di un viaggio multiculturale, esplorativo ed emozionante, ma che all’ascolto risulta un soggiorno tra le rassicuranti mura stilistiche ormai conclamate di Mike Rosenberg.

Il titolo, Young As The Morning, Old As The Sea, è un’involontaria, quanto perfetta descrizione di ciò che introduce: dieci tracce fresche e spontanee, eppure già stagionate, che si ascoltano con piacere ma distrattamente, e restano nella testa per qualche fugace istante, prima di tornare nel dimenticatoio. Ogni canzone incornicia un testo molto elegante e ben scritto, in particolare nei casi di Everyday, Fool’s Gold e Home, ma se non fosse per le differenti tematiche cantate di brano in brano dall’intrigante (però sempre piatta) voce di Rosenberg, si potrebbe quasi pensare di star ascoltando un’unica ballata della durata di un’ora. Nessuna sorpresa, né momenti di particolare potenza emotiva. I suoni sono evidentemente curati, sì, ma sempre uguali, come le armonie su cui poggiano.

C’è chi non si stanca mai di ascoltare sempre la stessa canzone, ma è inevitabile che l’insofferenza faccia capolino, prima o poi, sia nelle orecchie dell’ascoltatore che nella mente dell’artista. Ci si chiede quindi se, dopo sette album, non sia giunto il momento di voltare pagina e provare qualcosa di nuovo.

16 ottobre 2016
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Passenger

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