• Gen
    06
    2014

Album

Melodic UK

Add to Flipboard Magazine.

Nonosante l’effimero percorso, nel loro piccolo i WU LYF hanno lasciato una traccia non da poco, influenzando più o meno direttamente la nuova legione di eccentriche guitar-bands di Manchester (e non solo, si pensi ai francesi Apes & Horses) guidata dai MONEY dell’ottimo The Shadow Of Heaven.

I mancuniani Patterns (da non confondere con gli omonimi disco/popdancers che hanno da poco pubblicato Dangerous Intentions) non  hanno il carisma poetico e fuori dalle righe di Jamie Lee e alle slow-ballads notturne preferiscono i ritmi uptempo (meglio se arricchiti da loop elettronici), ma hanno le caratteristiche giuste per trovare un proprio seguito, soprattutto tra i seguaci delle band sopracitate (alle quali aggiungiamo i Father Sculptor di Glasgow, pure loro passati a miglior vita), partendo da un comune denominatore chitarristico che forgia l’epicità del post-rock con imprevedibili arpeggi riverberati.

Waking Lines, l’album di debutto della formazione composta da Ciaran McAuley (voce, chitarra, tastiere), Laurence Radford (chitarra e samples), Alex Hillhouse (basso, samples) e Jamie Lynch (batteria) ha il compito di mostrare tutte queste sfaccettature, figlie di un suono strutturato, cercato e voluto. Purtroppo, però, sono luci e ombre quelle che si scorgono attraverso le dieci tracce della release targata Melodic: nei momenti dreamy (Our Ego a tema lisergico), nella grandiosità emozionale della title track costruita su un sample di campane e in quei passaggi in cui i malinconici testi si amalgamano con la trama sonora (Climbing Out) si ha la sensazione di avere di fronte una band già rodata. Lo stesso avviene a corrente alternata quando i Nostri abbracciano il credo WU LYFfiano aumentandone il dosaggio melodico con armonie di scuola Animal Collective: This Haze, in questo senso, è forse la migliore del lotto, mentre meno convincenti appaiono Wrong To Words e Broken Trains. I veri guai arrivano però nei momenti in cui è completamente assente il collante in grado di unire le diverse sfumature (Face Marks, piattina e con un gioco di cori rivedibile) o la presa melodica necessaria per andare oltre l’esercizio stilistico (Induction, tra skygaze e gli U2 di New Year’s Day e Street Fires, praticamente i Glasvegas meno lagnosi), quest’ultima cercata a più riprese attraverso insipidi uoh-uoh che certificano alcune lacune compositive comunque giustificabili in un debutto lungo.

Waking Lines è un discreto punto di partenza – il singolo Blood, risalente al 2012, lo testimonia – ma siamo sicuri che rifinendo l’impalcatura (magari con un’ispirazione meno discontinua), i Patterns saranno in grado di realizzare un disco degno di nota.

6 Gennaio 2014
Leggi tutto
Precedente
Stephen Malkmus & The Jicks – Wig Out At Jagbags Stephen Malkmus & The Jicks – Wig Out At Jagbags
Successivo
Dr. Dog – B Room Dr. Dog – B Room

album

recensione

recensione

recensione

album

artista

artista

Altre notizie suggerite