• Mar
    28
    2013

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Avere tre brani nella classifica NME delle 50 migliori canzoni dell’anno può essere un’arma a doppio taglio: da un lato ti regala grande visibilità, dall’altro rischia di precludere gli apprezzamenti da parte del frangente più integralista dell’ipotetico target di riferimento. Non sorprenderà quindi se i pregiudizi che hanno già colpito i mediocri – ma non così malvagi – Palma Violets di 180, si abbatteranno anche sui loro compagni di nomination nella list BBC Sound of 2013, i Peace.

Originari di Worcester ma stanziati a Birmingham, i quattro Peace pubblicano l’album di debutto In Love per la Columbia Records, a sei mesi di distanza dal chiacchierato Delicious EP. In tracklist non possono ovviamente mancare – nell’edizione deluxe – i tre anthem sponsorizzati da NME: Bloodshake – chitarre Foals suggestioni vagamente tropical (Vampire Weekend+Theme Park) e chorus sguaiatamente energico -, Follow Baby (riffaccio alt-rock e wah-wah baggy) e California Daze, praticamente i Led Zeppelin di The Rain Song in vacanza sulla west-coast anni ’60 tra camicie a fiori e controllata psichedelia.

Ritornelli di facile presa come quelli di Toxic (“All I gotta do, all I gotta do is forget you”) che avanzano spavaldi a braccetto con memorie madchester – la strofa di Waste Of Paint o l’inserto di piano di Wraith – e dialettica melodica marchiata Gallagher, sia versante Liam – il ritornello di Waste Of Paint – che versante Noel (la ballata Float Forever, ma anche Sugarstone).

Tra (im)probabili hit post-moderne – e club come il South di Manchester ringraziano – In Love si districa tra citazionismi che talvolta si fanno eccessivamente invadenti (Lovesick suona come se Harrison Koisser e compagni si fossero messi d’accordo per storpiare i Cure) e genuina euforia a metà strada tra fierezza brit-rock e un mito degli anni novanta che ben spartiscono con i “B-Town” concittadini Swim Deep.

Un senso di incompiutezza taglia a metà l’opera prima dei Peace: accenni di ritmiche variegate, spunti eccentrici (Scumbag e soprattutto Drain) e un buon istinto per i pezzi killer non compensano pienamente il valore di una scaletta che fin troppo spesso assume le sembianze del capitolo 1988-1997 di un Bignami del pop-rock albionico.

28 Marzo 2013
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