Recensioni

È sempre un piacere raccontare le evoluzioni del panorama elettronico italiano, un ambiente musicale che, nonostante la pandemia (e forse proprio come conseguenza ai lunghi mesi di lockdown e restrizioni che hanno costretto le persone nelle proprie case e camerette), anche quest’anno ha prodotto e continua a produrre uscite di assoluto rilievo e indiscutibile pregio. Tra le tante anche le due di cui andiamo a parlare, edite a distanza di circa un mese tra ottobre e novembre: due produzioni, entrambe brevi, firmate da quello che possiamo considerare oramai un veterano e da un talentuoso esordiente, proprio a testimoniare appunto la fertilità, la vivacità e l’ottimo stato di salute dell’elettronica italiana.

Partiamo dal debuttante, il toscano (residente a Londra) Francesco Perini in arte Pearz: le cinque tracce, pubblicate sulla corregionale Annibale Records (fondata dal nucleo originario dei Go!Zilla), descrivono, con morbido groove (addirittura morbidissimo, vellutato in Islands) e un sapiente uso di samples funky-jazz, una classica nottata di stravizi, quelle che il Covid ci ha per ora portato via. È dunque un EP pressoché necessario, oltre che super-divertente, questo Nocturnal: sin dal crescendo cinematografico dell’iniziale Caffé Corretto (praticamente Piero Piccioni meets Luke Vibert/Wagon Christ) fino ad arrivare alla conclusiva e più rilassata Cryionics (con un beat che pare quasi citare, e rileggere in chiave lounge, i classici e riconoscibili hi-hat trap): la voglia di lasciarsi andare a flirt, balletti scanzonati (e pure a qualche bicchiere di troppo) sale che è un piacere. (7.0)

Era invece dal 2018 che non ascoltavamo inediti di Indian Wells, fatta eccezione per la breve traccia 0629 rilasciata gratuitamente a luglio 2019: il nuovo New Ruins segna così due significative svolte per il producer calabrese. Lo troviamo infatti novello genitore e approdato meritatamente alla Mesh di Max Cooper, grande estimatore dell’artista italiano. E non avrebbe potuto essere altrimenti, come dimostra anche la qualità delle cinque tracce di questo EP. Se il climax e i suoni quasi shoegaze dell’iniziale Black Trees suonano come un omaggio al mito James Holden (un tributo colto, realizzato incrociando i primi passi più dance dello sperimentatore inglese con il sound maturo e stratificato dei momenti più successivi), la title track tratteggia con grande suggestione l’idea di un futuro passato e dei suoi simulacri. Mentre Night Arp Blues rende giustizia al proprio titolo, sfoggiando un’atmosfera notturna, dolorosa ed elegiaca, il dittico conclusivo esplora coordinate tra electro e ambient modulare. Sopra lo abbiamo definito un veterano, ma questo appellativo non è forse il più indicato: Indian Wells migliora costantemente e, come Ibrahimovic, dimostra sempre più di essere un vero fuoriclasse. (7.3)

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