• Giu
    28
    2019

Album

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Non è un set trasportato dalle consolle dei club o dei festival nel formato del disco, come accadeva con le cassettine negli anni Ottanta e Novanta. Il Dj Kicks di Peggy Gou – il nome con più hype nel clubbing contemporaneo, come spieghiamo in sede di recensione – è più alla stregua di una trasmissione radiofonica per cultori: l’ospite viene chiamato ad aprire la sua collezione di dischi per mostrare al pubblico ascolti anche slegati dalle sue produzioni.

È una strada che in tanti, tra dj e producer invitati a selezionare tracce per la nota serie, hanno intrapreso. Possiamo anzi dividere le uscite targate Dj Kicks in due categorie: missati che riportano alle atmosfere e ai ritmi del club da un lato e selezioni più orientate all’immersione e all’esplorazione sonora dall’altro. Quest’ultimo il percorso adottato dalla dj e stilista sudcoreana che, rispetto alle scelte di altri suoi colleghi (vedi un Lone), non si adagia su tappeti ambient ed evasioni chill-out, ma propone un percorso ritmico/atmosferico tra i canali del clubbing sperimentale. Un viaggio diverso da ciò che Peggy offre al grande pubblico in densi set fatti di house e techno, morbidezze e ruvidità, ovvero un mix in cui c’è tutto un universo elettronico fruibile anche al di fuori di un party: dall’iniziale ambient spaziale di Fluresence, un classico inglese del 1993 firmato da Spacetime Continuum, ai timbri dissonati e alle percussioni violente di Vordhosbn di Aphex Twin, passando al remix di Andrew Weatherall di The World According To Sly and Lovechild fino a un inedito della coreana, Hungboo, che ricalca le produzioni dei precedenti EP tra evasioni orientali e tribal-house. E poi ancora, le sequenze ipnotiche di Magnetic City di Kode 9, la minimal techno emozionale di Dorisburg con Rytm804, i giochi di percussioni e i sequencer avvolgenti di Kyle Hall con Flemmenup, il banger ipnotico Pert del duo milanese Hiver (altra esclusiva del missato) e la house in salsa 90s del producer parigino I:Cube che regala a Peggy Gou l’inedito Cassette Jam 1993.

I passaggi, morbidi e sfumati, si sposano all’idea di listening session e, di certo, la selezione non spicca per particolare originalità e/o inventiva. Ciò nonostante, la stanza dei dischi preferiti della Gou rappresenta un valido momento di evasione elettronica.

3 Luglio 2019
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