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Partners aveva espresso l’ennesima delle tante maschere assunte dal camaleontico Peter Broderick, per l’occasione al lavoro su esperimenti riguardanti la sua voce sopra i tappeti di un leggero piano recordings. Per il nuovo EP Grunewald, l’artista di Portland torna a fare i conti con una sua vecchia conoscenza, la Grunewalds Church appunto, lì dove assieme all’amico Nils Frahm incise in appena due giorni – tra il 13 e 14 novembre 2008 – l’album The Bells. Proprio all’interno di quelle quattro mura Broderick si cimenta nuovamente con il pianoforte, affrontando stavolta – e componendo l’opera in appena un giorno – una tematica ancor più spoglia e leggera, ma non per questo meno solerte.

Se, come scritto in precedenza, Partners si affidava più alle linee vocali, l’EP in questione ne vede la quasi totale assenza, con l’eccezione di flebili versi sul finale della traccia d’apertura. In partenza il baricentro di Broderick è spostato verso un attento studio tra rumore e silenzio, lì dove le note abbracciano con leggerezza le mura dell’edificio di culto situato alle porte di Berlino, evaporando malinconiche vibrazioni in un’atmosfera di serrata quiete (Goodnight); si continua poi l’immersivo scambio tra musicista e location con violini che stridono tenacemente irrompendo dentro a un clima regale da sfarzo settecentesco (Violin Solo, No.1), per poi tornare nuovamente a destreggiarsi di solo piano, intrecciando vorticosamente i tasti su diverse stratificazioni. In conclusione ci si concede una rilassata chiusura con Eyes Closed And Travelling (per un titolo che è già programma), drammatico episodio che mette il punto di fine su un 2016, per Broderick, estremamente proficuo.

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