• gen
    01
    2004

Album

Viastar

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Pochi artisti hanno il dono di emozionare comunque. Peter Murphy ha arricchito le nostre vite qualche lustro addietro, evolvendo piuttosto enigmaticamente tra musiche d’avanguardia, etnico-surreale virato Islam e canzonette senza nulla adire.

La carriera dell’ex-Bauhaus è così ricca d’avvenimenti che a noi non interessa ripercorrere alcunché, soprattutto a valle d’ascolti così poco intriganti come quello in oggetto. La categorizzazione o l’etichettatura di un prodotto easy sfugge alle maglie critiche del sottoscritto, così ci limitiamo ad assicurarci la benevolenza dei fans. Fate pure, se il pop entra nelle vostre grazie come il coltello nel burro, se i convincimenti geniali di una mente florida suscitano la vostra ammirazione e se il mainstream affolla i vostri scaffali sonici. L’iniziale Idle Flow balena provvidenze e la reazione è decisamente positiva, lasciando dischiudere promesse d’abbondanza relativa: ammettiamo, ed annettiamo, l’intelligenza del nostro, nella tessitura di un brano davvero eccellente. Ma l’entusiasmo scema a poco a poco, come i passi leopardiani della Festa del Sabato del Villaggio, e già con la successiva Kiss Myself (il titolo avrebbe dovuto predire e preparare…) l’aspettativa volge alla track numero tre (cominciamo a far defilare i titoli…), che non dà ragione dell’impresa. Stagnazione. Tuttavia, le corde e le frecce vibrano e risuonano poppy mentre l’emergenze da rimedio di Fiori di Bach esondano, come d’incanto, dal marsupio.  L’albo sarebbe perfetto per un sistema nervoso esausto, intriso com’è di buonismo floreale, cioè indegno del principe draculesco che, in tutta onestà, inciampa nella routine editoriale contrattuale, mentre ci aspetteremmo contributi innovativi, lecitamente accreditabili dal curriculum del Nostro.
Le liriche e la strumentazione, gli arrangiamenti e la produzione di Unshattered sembrano indicare una via creativa disseminata d’errori caratteriali, che producono uno shift nel target del fan delle abilità vocali di Murphy, sebbene la continuità con Dust rende purtroppo dispensabile l’attuale hit-industry cui Peter declina. L’incedere è sordo, scontato: che nostalgia dei suoi concerti ad Istanbul. Temiamo una denaturazione della spirale desossiribonucleica, fatta di cliché poco ispirati, spazi sonori a tratti orribili (tristissimi rimescolamenti calderonici, brutte copie di Deep o Love Hysteria) che solo il dono ugulare di madre natura consente di cucinare.

Con l’opportunità di averlo presto live ci spetterà, di diritto, il check out controfattuale con cui validificheremo la tenuta del carisma. Save your money and, just now, pass through…

1 Gennaio 2004
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