• dic
    21
    2018

Album

Offset, Consouling Sounds

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A stretto giro di posta da Kenosis, ritorna la coppia Pilia/Pupillo con un album che è estremamente diverso dal precedente. Tanto quello era in apparenza monolitico nel presentarsi come una sorta di flusso di coscienza ascetico e trascendente insieme, ma pur sempre ammantato di una coltre di livida asperità, quanto questo Dark Night Mother si mostra etereo e ancestrale, cullante e materno, sospeso e sognante.

Come indica il titolo e la presenza di quattro cantanti donna, ovvero Olivia Arebalo, Lucinda Mahua, Alexandra Drewchin e Sandra Canessa (due sciamane amazzoniche, una cantante newyorchese, ed una pittrice di El Salvador, come suggeriscono le info allegate), questo lavoro è una sorta di tributo all’ancestrale presenza materna prima ancora che meramente femminile nelle società umane ed è il compimento di un percorso – di scoperta, conoscenza reciproca, riconoscimento – che i due artisti hanno attivato negli ultimi anni, on stage e su disco (vedi ZU93, per dirne uno) così come fuori. E questa simbiosi quasi stilla da ogni suono e da ogni canzone di Dark Night Mother, suddiviso in 7 distinti brani ma permeato dallo stesso umore sacrale ed elegiaco che ne fa quasi una sorta di concept sotto forma di “rito al lato oscuro della Grande Madre”: chitarre acustiche ed elettriche, suoni trovati, le percussioni di Cristiano Calcagnile (Newtone 2060, solo per dire uno dei molti progetti del batterista) ma soprattutto le voci femminili, vero e proprio nucleo gravitazionale intorno a cui ruota tutto il progetto fanno di Dark Night Mother un lavoro straniante e cullante come, appunto, un liquido amniotico ancestrale e totalizzante. Un disco da cui è difficilissimo staccarsi e che mostra i due in perenne ascesa, quasi fossero dei Re Mida delle musiche “altre”.

28 Gennaio 2019
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