• Set
    30
    2013

Album

Bella Union

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Continua la stagione dei debutti all-female: dopo l’ottimo tiro rock filtrato dal revivalismo post-punk delle Savages, dopo i cliché da strappona portati avanti dalle evitabili Deap Vally e il recentissimo Days Are Gone delle ormai dive Haim, è arrivato il momento delle mancuniane PINS. Attese da un anno – precisamente dalla pubblicazione dell’EP Luvu4lyf – alla prova del nove, le quattro ragazze guidate da Faith Holgate pubblicano su Bella Union il proprio manifesto intitolato Girls Like Us, un lavoro che si concentra su proclami (vedi il “we wanted to kick off the album by letting listeners know that we are ready for a fight if they want to take us on“, ma anche il titolo stesso del disco) che oltre ad essere stereotipati, sono anche decisamente anacronistici, figli di un concettto – il riot grrrl – che ormai ha già fatto il suo tempo. Non basta un look modaiolo – e apparentemente dissociato dalle sonorità del disco – a tappare le lacune compositive di un progetto che sembra nascere e morire nell’inseguimento di un successo che probabilmente faricherà ad arrivare: se da un lato è giusto appoggiare la convinzione nelle scelte DIY (l’album è stato realizzato in una sola settimana) e la dialettica garage, dall’altro lato non si può chiudere un occhio su una mancanza di idee piuttosto lampante.

Che le fuzz-guitar del garage americano marchiato Vivian Girls abbiano ancora qualcosa da dire è tutto da decidere; nel dubbio le PINS arricchiscono a proprio modo quell’universo con influenze geograficamente più vicine a loro, dal periodo C86 a linee di basso di derivazione post-punk in zona Siouxsie and the Banshees. Brevi tracce (solo la conclusiva The Darkest Day supera i quattro minuti) segnate dai limiti di un progetto la cui preoccupazione maggiore sembra essere quella di rispettare canoni estetici ben definiti, invece che stimolare l’ascolto (come invece fanno i non troppo distanti gallesi Joanna Gruesome guidati da Alanna McArdle, anch’essi all’esordio in questi giorni). Nelle rare occasioni in cui invece questo succede, si è purtroppo di fronte ad abbozzi (il psy-surf di un minuto Play With Fire, i cori incrociati di Waiting For The End e Velvet Morning, uno spoken su un riverbero chitarristo, guarda un po’, alla Velvet Underground), mentre si presenta di frequente quella sensazione da band alle prime armi, ancora acerba, da formarsi (I Want It All, la Lost Lost Lost di “I feel alright, I feel so young. There’s nothing else I want to become” e Stay True) e soprattutto priva di fantasia.

Possono solo migliorare le PINS, per il momento ancora intrappolate nella fase “suoniamo in una band, siamo cool”. Le attendiamo alla seconda prova, senza rovinarci il fegato.

26 Settembre 2013
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PINS

Girls Like Us

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