• Gen
    01
    2008

Album

Storie di note

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Il sottotitolo dice molto: orazione civile per Ustica. Non è facile –
non è del tutto opportuno – applicare a questo disco i metri di
giudizio della recensione pop-rock. Registrato dal vivo il 27 giugno
del 2007 quando al Teatro Manzoni di Bologna si celebrava
l’inaugurazione del Museo per la Memoria della strage di Ustica, si
tratta di un’opera di “teatro musicale”, nipote serioso se volete del
teatro canzone gaberiano, con le peculiarità che Pollina si è
ritagliato in anni di onesta e appassionata carriera. 

Sei canzoni senza titolo alternate a sei monologhi (con titolo), più
due strumentali ad aprire e chiudere. Dovessimo appunto effettuare le
consuete valutazioni, toccherebbe evidenziare la frattura poetica e
stilistica – una differenza di passo, di sensibilità e registro al
limite dell’incompatibilità – tra i reading e le canzoni, pur se
apprezzabile nei primi l’intuizione del DC9 “narrante” (per il reading
di Manlio Sgalambro) e nelle seconde la palpitante elllissi poetica che
finalmente esplode a passo di bolero rabbioso in Canzone sesta

Quindi ci sarebbe da questionare circa la dizione accidentata e
impastata del filosofo siciliano, infine sulla sostanziale canonicità
delle composizioni, perlopiù ballate intrise di amaro romanticismo e
hybris folk direttamente riconducibili al Fossati altezza Lindbergh, tolta una Canzone quarta dalla terrigna drammaticità roots à la Parto Delle Nuvole Pesanti.
Di contro, non potremmo tacere circa il prezioso lavoro della
Filarmonica Arturo Toscanini, i cui archi caldeggiano cinematiche
suggestioni, e sul puntuale ricamo della Palermo Acoustic Quartet,
soprattutto per la levigata solennità delle ance.

Ma tutto ciò ha davvero poca importanza. Ad esempio non quanto la
scossa di sconcertata, ulcerante e amarissima indignazione – ebbene sì,
esiste ancora, l’indignazione – che ti attraversa quando il relitto
arriva a chiedersi: è giusto che sia io a parlare? Non quanto la
rabbrividente congettura numerologica che ricompone il numero delle
vittime (ventisettesimo anniversario, 27 giugno, il 27 annidato nel
2007: 27 + 27 + 27 = 81) come fosse la salma stessa di una memoria
senza pace. Non quanto quei tre minuti di applausi finali che
protraendosi diventano organici all’opera stessa, il rumore di una
volontà scrosciante. Di giustizia e verità.

24 Febbraio 2008
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