• Giu
    07
    2019

Album

Warp Records

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I Plaid non hanno mai goduto della popolarità che altri compagni di label hanno guadagnato nel corso dei trent’anni di storia dell’onorata, britannica, Warp Records. Fin dalle prime release all’interno della Black Dog Productions, Ed Handley e Andy Turner non hanno mai adottato uno stile o un sound che facesse da riconoscibile marchio di fabbrica, come i Boards of Canada per esempio, o mai sfruttato una precisa strategia di immagine, come il tanto venerato Richard James/Aphex Twin ha intelligentemente fatto avvalendosi di logo, video, artwork e quant’altro. Piuttosto, il duo ha sempre privilegiato la libertà di sperimentare a piacimento con strutture ritmiche e trame sonore, di mischiare il sintetico e l’organico, di giustapporre beat e melodie apparentemente agli antipodi evitando lo scontato e sempre con risultati perlomeno intriganti, quando non del tutto entusiasmanti. Difficile infatti scegliere tra i dieci album, senza contare vari progetti paralleli, che nel corso di tutti questi anni i Plaid hanno alle stampe. Dall’esotismo sampledelico di Mbuki Mvuki alle visioni sottilmente inquietanti di The Digging Remedy, l’immergersi nella loro discografia dà il senso di un vero e proprio viaggio musicale, sempre dinamico ed affascinante.

L’interesse per le problematiche ecologiche e gli sviluppi della politica mondiale degli ultimi anni ha evidentemente rivitalizzato la creatività dei produttori che, nel tentativo di rappresentare musicalmente i tempi incerti in cui viviamo, hanno tratto ispirazione dalla chimica e dalla complessità strutturale dei polimeri per restituirla in forma di affascinante metafora. Di conseguenza questo Polymer risulta come il lavoro più urgente, nervoso e dalle tinte più cupe della loro carriera. Questo non significa che le originali ed intricate melodie che hanno fatto da filo rosso lungo il corso di tutti i loro album siano andate del tutto perse per strada. Comunque, nel contesto dei muscolari beat prodotti per questo disco, supportati da sonorità sorprendentemente abrasive se comparate con quanto il duo ha finora adottato, risultano meno sognanti del solito, acquistando un’inedita qualità elegiaca e dolce-amara.

Ancora una volta i Plaid confezionano una raccolta di brani lontani da logiche di funzionalità, mode e cliché, forti di una autorevolezza guadagnata sul campo. Aldilà della bellezza che contraddistingue, come prevedibile, del resto, queste come tutte loro composizioni, il valore aggiunto in questo caso è dato dallo spessore che deriva da una coscienza ed un impegno sociale ed ambientale che, salvo eccezioni, sembrano ancora latitare all’interno del panorama della musica elettronica. Panorama artistico spesso opaco, ambiguo ed autoreferenziale, ma non è il caso di questo riuscito e vibrante album.

11 Giugno 2019
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