• nov
    20
    2013

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Pop psichedelico di qualità, con una buona propensione melodica e arrangiamenti molto sixties. E’ questa la formula messa in campo dai Plastic Made Sofa, band bergamasca che aveva esordito due anni orsono con Charlie’s Bondage Club e che oggi ripropone quella stessa formula, arricchita però da nuovi elementi e con una messa a fuoco più accurata. I nove brani che compongono questo Whining Drums si reggono su intuizioni interessanti e trovate di prim’ordine, a partire da arrangiamenti sempre variegati e talmente sovrabbondanti che a più riprese ci si trova a chiedersi con che musica siano mai cresciuti i cinque componenti della band. Dalle massicce dosi di Oriente che si respirano in questi solchi e dai tanti altri elementi in ballo, si è indotti a pensare ad un corredo sonoro ricchissimo che va dai sempiterni Beatles del George Harrison “intrippato” con Ravi Shankar, a cose più intimiste ma sempre lisergiche come Syd Barrett, passando per materiale più recente e prescindibile, tipo Kula Shaker. Fatto sta che Whining Drums è una sorpresa continua, anche perché, traccia dopo traccia, è in grado di spiazzare persino l’ascoltatore più avvezzo.

L’apripista We’re Just Changing mette subito le carte in tavola, puntando su una melodia circolare ed eterea e su un modo di scrivere che convince per originalità: intendiamoci, i Plastic somigliano a un mucchio di altre band, ma hanno dalla loro un modo tutto internazionale di rileggere il verbo rock, tanto da risultare pressoché unici nel nostro panorama. Farebbero la felicità del buon Stanis di Boris, tanto sono “poco italiani”. Ascoltare il singolo Lizards on a Wire per credere: ritmiche serrate, fraseggi chitarristici speziati d’Oriente, un sound esoterico. O la magnifica elegia pianistica di Try To Be a Woman, un frammento di quiete lo-fi davvero troppo breve, che quasi ti metti ad imprecare contro il quintetto per averla fatta durare solo due minuti. O ancora la conclusiva title-track, riff pesante imbastito su una scala frigia a cui fanno da contraltare arabeschi zeppeliniani, voce filtrata e una potente fuga melodica. Praticamente un pezzo perfetto nel suo irresistibile incedere e nel suo suono caldo ed avvolgente.

A conti fatti, è proprio il sound edificato dalla band a fare la differenza. Un sound stratificato, giocato sui chiaroscuri e sull’elettroacustico, ma che conosce impennate notevoli quando si pesta sull’acceleratore. Sempre ipnotico, comunque. E poi c’è la varietà dell’offerta a rendere Whining Drums un vero piacere all’ascolto. Tutto è molto coerente con l’idea di base, ma i pezzi vivono di vita propria e sono pressoché tutti potenziali singoli. Qui, dunque, “indie” e “alternative” sono etichette davvero poco consone, se non nell’attitudine. Il nocciolo dell’album è un rock aperto alle contaminazioni e ad altre culture. Una musica immaginata per viaggiare con la mente attraverso spazi lontani e incontaminati. In questo senso, la scelta di volare nel deserto del Mojave per girare il video del primo singolo non è certo un caso. Tra le rocce bianche e le dune di Kelso, la musica dei Plastic Made Sofa scorrerà a meraviglia.

12 gennaio 2014
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