• Gen
    11
    2013

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Black Candy

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Therapeutic Portrait, l’album di debutto dei livornesi Platonick Dive si apre conMeet Me At The Forest ed un beat cadenzato quanto potente, tanto da spingere l’ascoltatore ad aspettarsi un imminente attaco in zona brostep o simili. Poi però quando entra in scena la chitarra settata in modalità post-rock, capisci di esserti sbagliato e di trovarti inaspettatamente di fronte a qualcosa di diverso.

Purtroppo questo è uno dei pochi momenti in cui il cervello non riesce mentalmente ad anticipare ciò che segue: per un disco come Therapeutic Portrait il rischio è infatti quello di non riuscire a sorprendere il proprio target di riferimento, ormai fin troppo istruito da anni di crescendo con detonazione feedbackata finale (Wall Gazing). Se manca l’effetto sorpresa spesso manca il brivido e se manca il brivido manca l’emozione, l’aspetto probabilmente più importante in un certo tipo di post-rock.

Da canto loro i tre Platonick Dive arricchiscono la proposta con inserti elettronici spesso protagonisti, fatto che di suo non rappresente una novità ma che qui viene impostato su binari – quasi glitchati – per certi versi inediti. Non solo, Gabriele Centelli, Marco Figliè e Jonathan Nelli sfoggiano una innata capacità nel ricreare suggestioni algide, nordiche, quasi polari, astrattamente platoniche, nell’opposto di tutto ciò che è passionale e che di conseguenza produce calore. Tecnicamente si sente chiaramente l’esperienza accumulata nei cinque anni trascorsi dall’EP – in zona in zona primi Verdena – Noia Astratta ad oggi.

I riferimenti sono i soliti e vanno a pescare da un arcobaleno che include Explosions in The Sky, Mogwai e tutta ciò che dai Mono finisce ai 65DaysOfStatic. Funzionano bene il singolo Youth, la progressione melodica di Træ (ad un certo punto mi è venuta in mente Electronic Performers degli Air) e le dolci atmosfere sospese di Lovely Violated Innocence, mentre sul finale viene lasciato maggior spazio alla componente elettronica (la prima parte di The Time To Turn Off Your Mind e la conclusivaOutro // Moscova Jazzcore).

Come molti colleghi italiani dal taglio internazionale (Eimog, Parsec fino alle contaminazioni pesanti dei Three Steps To The Ocean) anche i Platonick Dive dimostrano grande preparazione e dedizione alla materia, risultando però ancora un po’ troppo prevedibili lungo le composizioni.

6 Gennaio 2013
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