• Mar
    04
    2016

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Memphis Industries, Mom And Pop

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Il più politico dei dischi dei Poliça inizia con un’affermazione: «it’s all shit». In questa frase è racchiuso tutto il flusso di protesta di United Crushers, un album che esprime una visione pessimista e senza filtri della società contemporanea. La componente concettuale è qui tanto importante quanto lo è la commistione sonora di elettronica intervallata da momenti di buon pop (vedi il ritornello di Lime Habit) supervisionata dal produttore Ryan Olson.

È la voce di Channy Leaneagh a dettare il mood dei vari brani, dalla samba elettrica e spigolosa di Someway al trip-hop di FishUnited Crushers è un disco che mira a destabilizzare l’ascoltatore, in linea con l’intento politico a lungo sbandierato dal quartetto di Minneapolis. Il problema di fondo però è che la direttiva musicale e quella concettuale non sempre rendono al meglio e il calo di attenzione rischia di palesarsi nella passabile Baby Sucks o nella conclusiva Lose You. È come se i Poliça fossero rimasti incastrati nel dedalo da loro stessi concepito non raggiungendo un risultato definitivo.

Il terzo disco della synth-pop band statunitense infatti non brilla come il buon esordio Give You The Ghost e non conserva quella dimensione accattivante maneggiata abilmente in Shulamith. Peccato perché in United Crushers gli episodi che soffrono meno lo stallo artistico sono piacevoli e coinvolgenti. Un disco riuscito a metà, un album ispirato ma che alla lunga stanca, forse perché fa fatica a reggere un impianto teorico impegnativo che esorta alla reazione violenta in un presente statico, sterile e frammentario.

17 Luglio 2016
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