Live Report

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Scrivono che il Tenco è invecchiato male, che forse non ha più senso farlo e che in fondo, a pensarci bene, la canzone d’autore è pure noiosa e non produce da anni nomi realmente significativi. Poi leggi le firme in fondo agli articoli e scopri che no, costoro non c’erano a Sanremo durante la tre giorni però possono dire, sparlare, sentenziare, fare opinione. Così incontro persone che mi dicono che quest’anno loro al Tenco non ci sono andati, che comunque non gli è piaciuto e alla fine dai il Premio è in crisi. Ma tant’è: brevilinea moda delle ultime tre settimane è stato parlare male del trentacinquesimo Premio Tenco, farne di tutta l’erba un fascio, dargli fuoco e sperare che l’odore sia cattivo a sufficienza e si diffonda.

Purtroppo per loro sono tutti fuori tempo massimo. Sia perché, è vero, il Tenco è in crisi ma finanziaria più che artistica, e l’edizione 2010 è rimasta in bilico sino a settembre – da lì in poi la costruzione del cast, inevitabilmente azzoppato eppure alla fine dignitoso. Sia perché la crisi artistica c’è stata, è fuori di dubbio, ma quelli del Club Tenco stanno tentando di uscirne. Uscirne che vuol dire non solo scoprire nomi nuovi ma anche fare da raccordo tra un passato importante, e perciò inevitabilmente pesante, e un’attualità che necessita di trovare le proprie origini fuori da ogni stereotipo per rinnovare linguaggi e modi. Tanto che il cast a questo giro viaggia esattamente in questa doppia direzione. Nonostante una Giuria che continua a dimostrare poco acume (leggasi pochi ascolti) e molta reazionaria classicità soprattutto per quanto riguarda la Targa esordienti. Però si sa: le pulci agli altri si fanno, ma ai colleghi, e quindi anche un po’ a se stessi, mai.

Per le novità sfilano sul palco gli Amor Fou (set tanto corto quanto intenso), la ventenne Carlot-ta (pianovoce tra Bjork e Newsom, da tenere d’occhio), un Brunori SAS cui l’infortunio al dito non evita una prova assai buona e un Giancarlo Onorato consacrato all’apice del suo percorso. Poi i ben più tradizionalisti Zibba & Almalibre (performer eccelsi ma estremamente derivativi fra Testa, Waits e canovacci reggae), Mirco Menna (idem), uno scialbissimo Marco Fabi e un non troppo convincente Piero Sidoti (Targa come miglior opera prima) che fra gli esordienti sono coloro in grado di strappare gli applausi maggiori da parte di un pubblico dai gusti estremamente rigidi, una specie di versione radical-chic dell’ultra kappleriana platea sanremese – gente ancora capace di esaltarsi per un pianovoce solitario di un Morgan che vorrebbe fare lo chansonnier folle e invece degrada nel mero karaoke.
A dir poco sorprendente invece la parte dei recuperi. Renzo Arbore lascia a casa l’Orchestra Italiana e si presenta in terzetto jazz omaggiando Tenco (sua la sigla Lontano lontano), Modugno e Natalino Otto fra brani autografi, classe e spessore da vendere; Enzo Del Re, un vero mito del folk nostrano, riporta tutti alla radicalità delle protesta e alla coerenza che diviene puro immaginario in un set per sedia e voce che è in primis una lezione di capacità comunicativa. A fare da raccordo tra un passato che si chiama Piero Ciampi e un presente dalle collaborazioni allo stesso modo laterali e importanti (John Parish e Cesare Basile, prossimamente gli Zen Circus) Nada accompagnata dall’acustica di Fausto Mesolella (Premio I Suoni della Canzone) che ripercorre il proprio repertorio con visceralità intrinseca.

Il resto infine è classicità Tenco: qualche nome etno-folk che mancava (Mimmo Epifani e la sua mandola infoiata) e qualche conferma (Peppe Voltarelli, Targa per il miglior disco in dialetto); la classicità outsider degli Skiantos con Roberto “Freak” Antoni (Premio Tenco per l’operatore culturale) a fare da perfetto tappabuchi; le parentesi estere del robusto folksinger irlandese Paul Brady (Premio Tenco al cantautore) e del raffinatissimo spagnolo Amancio Prada (Premio Tenco all’operatore culturale). E poi il solito piano sequenza sulle personalità maggiori degli ultimi quindici anni di cantautorato, fra una splendida Carmen Consoli in acustico (a lei la Targa per il miglior disco dell’anno), gli Avion Travel sempre più modernisti in estasi Nino Rota (Targa come migliori interpreti), un Samuele Bersani che sarebbe fenomenale se la band al seguito non appesantisse la scaletta di chitarroni e tastierame (ma tirate le somme è la versione pianovoce di Replay uno dei momenti più emozionanti di tutta la kermesse) e un Vinicio Capossela che omaggia Renzo Fantini e propone Sirene, brano d’ectoplasmatica acquaticità dal prossimo disco attualmente in lavorazione.

A margine le presentazioni durante gli incontri pomeridiani di un doppio disco dedicato a Piero Ciampi (Piero Ciampi, e continuo a cantare: nel primo cd due live tipicamente imprevedibili del livornese; nel secondo la registrazione di una serata tributo al Regio di Parma con tanto di orchestra) e di una raccolta proprio dedicata alle nuove leve della canzone d’autore odierna (La leva cantautorale degli anni zero: trentasei gli artisti presenti, con inevitabili mancanze ma pure tanta roba gustosa) confermano gli intenti di un Club Tenco che prova ad esistere e resistere. Sempre che giudizi affrettati ed analisi buone nemmeno per una storia della canzone d’autore a fumetti (ma perfette, magari, per un passaggio con capello cotonato sui banconi di X-Factor) non lo soffochino ancor prima dei tagli di bilancio.

24 novembre 2010
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