• feb
    09
    2015

Album

Alive Naturalsound Records

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“Rock’n’Roll is dead but we don’t care”, cantano i Prima Donna verso metà disco, e la recensione potrebbe più o meno finire qui: il quartetto di L.A., infatti, giunto al suo quarto disco, non si discosta dal consueto cocktail di punk, glam e sixties, che a volte suona Fuzztones, a volte (Deathless) accende chitarre ’50s, altre occhieggia appunto al glam più stonesiano (Born Yesterday) o a quello r’n’r (Rubbish, Tattoed Love Girls).

D’altronde il background non mente: il cantante e chitarrista Kevin Preston viene dalla formazione con cui risorsero gli Skulls, gruppo punk californiano che in una delle sue incaranzioni ebbe anche tre Wall Of Voodoo, ed è membro insieme ai Green Day del progetto garage Foxboro Hot Tubs. E anche le cover non si distaccano dalla linea: I’m On Fire non è quella del Boss ma la hit del ’75 della Dwight Twiley Band, power pop classico cui viene aggiunto ulteriore power; Rip Her To Shreds è quella di Blondie con un po’ di fragore in più e un po’ di seduttività ironica in meno, mentre la Rock and Roll Is Dead citata in apertura è un pezzo del ’79 dei punk newyorkesi Rubinoos.

Nulla o poco di nuovo, dunque, in tutti i sensi: oltre alle tre cover, infatti, Eat Your Heart Out viene dal primissimo disco (Kiss Kiss, 2005), Living In Sin e Rubbish costituivano il singolo registrato a Milano nel 2014 e Like Hell e Rock and Roll Is Dead stavano su un altro singolo, dell’anno prima (e parte di questo materiale era già stato raccolto nel 2014 in Vinyl Cuts & Other Pieces, disco in vendita ai concerti).

Ma la compattezza del disco non ne risente: la scaletta fila via col tiro e la cantabilità necessaria, la presenza dei singoli in fondo è annunciata nel titolo e forse, quello del gruppo, più che passatismo è proprio fedeltà al genere: il glam punk si fa così e i Nostri lo fanno con tutti i sacramenti e con una buona mano, senza rivoluzioni e limitandosi a scuotere le casse e i fianchi del pubblico.

28 Luglio 2015
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