• ott
    12
    2018

Album

Sony Music Entertainment

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Screamadelica, anno del Signore 1991, è il disco spartiacque non solo dell’ex batterista dei Jesus And Mary Chain, Bobby Gillespie, e della sua band, ma anche degli interi Nineties. Con l’apporto del dj londinese Andrew Weatherall, la musica dei Primal Scream incorpora le drum machine e le tastiere elettroniche, scaraventando il rock’n’roll epidermico della band sui dance floor di mezzo mondo, e reinventando il concetto stesso di psichedelia per la rave generation del terzo millennio. Poi, passano tre anni. I Primal Scream smaltiscono la sbornia del successo interplanetario e si preparano a lanciare sul mercato discografico il loro nuovo parto. Titolo del CD: Give Out But Don’t Give Up. Caratteristica peculiare: una certa predominanza di stilemi rock rollingstonesiani early seventies che smorzano gli entusiasmi di chi aveva sperato in una specie di super-rivoluzionario Screamadelica II.

In effetti, su questo lavoro del 1994 la fusione allucinata di dub, techno, acid house e rock lascia il posto a un non troppo eccitante flusso southern rock’n’soul, che limita l’utilizzo del dub’n’funk ai pochi episodi prodotti da Sua Funkadelicità George Clinton (si ascolti, please, il pezzo che dà il titolo al disco, o anche Funky Jam, che mostra uno scorcio della futura via della band), azzerando del tutto le influenze techno e house. A completare il quadretto, c’è che Bobby sta sprofondando sempre più nella dipendenza dalle droghe e che la Sony non è soddisfatta delle sessioni fino a quel momento realizzate. Ergo: viene coinvolto in sede di produzione nientepopodimeno che George Drakoulias, protégé di Rick Rubin, nonché scopritore dei revivalisti southern Black Crowes. Ovviamente, il “colore” complessivo del nascente LP ne risente: perché a prendere il sopravvento sarà una miscela poco o nulla originale, fatta di Rolling Stones, Bad Company, Black Crowes e Faces. In questo senso, il CD Give Out But Don’t Give Up (The Original Memphis Recordings), rimanda indietro le lancette della macchina del tempo e ci scaraventa al fianco di Gillespie & Co. durante le (fino ad ora inedite) session presso gli Ardent Studios di Memphis, assieme al producer Tom Dowd e alla sezione ritmica dei Muscle Shoals.

Anche così, il risultato è tutt’altro che eclatante, ma perlomeno si gode del “vecchio” set di canzoni filtrate attraverso un’attitudine più ruspante e più solida. Call on me, ad esempio, suona sempre come una outtake degli Stones di Exile On Main St. (1972), ma l’uso della sezione fiatistica migliora di molto le quotazioni del brano. Stesso discorso vale per le varie Rocks, Sad And Blue, Big Jet Plane o (I’m Gonna) Cry Myself Blind. Gradito bonus delle session memphisiane sono poi i pezzi non contenuti nell’album originale: tipo i 5 minuti e passa di Memphis Groove, dal buon taglio hard, o ancora tipo il gospel di Jesus o la spoglia cover degli Everly Brothers di All I Have To Do Is Dream, per sola voce e chitarra acustica. Tirando le somme: Give Out But Don’t Give Up (The Original Memphis Recordings) non sarà il disco che ribalterà il giudizio complessivo sull’album sudista dei Primal Scream, ma è perlomeno capace di gettare una luce diversa (più verace ed epidermica) sul capitolo minore di una band maggiore.

22 Ottobre 2018
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