• apr
    28
    2014

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ByeByte

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Edito per Bye byte, il disco è l’esordio del quartetto, per metà di stanza a Londra e per l’altra a Milano, capitanato da Vittorio Tolomeo aka Quarry. L’album segue una serie di live importanti in giro per il Regno Unito, base fondante di questo debutto. Tutte le tracce sono velate da un un senso plastico del rock; resa climatica brano dopo brano e uniformità d’intenti fanno il resto e spesso denotano una cura molto tattica dei dettagli. Tanti gli stimoli, geograficamente ben localizzate le influenze: Bowie, U2, Depeche Mode, Suicide, tutto dentro una cornice che altalena synth wave sentimentalistico e agit rock. L’amalgama che se ne trae non si palesa con la medesima foia dei padri putativi: ad esempio in Be Out Of This World, War Zone, Cross Of Summer Light e Punk Singer For A Night In Berlin si concentrano “tenorismo” à la Gahan/Orzabal e falsetti à la Bono, cori e rifferama oi core-rock e post punk paradigmato new romantic, in cui balzano alla mente sempre gli U2 di metà anni ’80, fra fuoco e deserto. Paradise coglie wah wah e freddure techno, facendo sospirare un po’.

Tutto ineccepibile, ma tutto un po’ troppo derivativo. Per dire, in Civil Rights, brano caricato su un falso no-fi e teso nelle parti ritmiche, girato e rigirato quanto si vuole si fa dimenticare troppo facilmente. Prism ricorda i Tuxedomoon di Desire, ma solo nel primo minuto, per poi concedere alle ascendenze di cui sopra – in particolare gli anti-climax vocali – ancora troppa libertà di manovra.

I Prizeday sarebbero forse pronti per calcare qualsiasi palco di fronte a diecimila persone a sera – e glielo auguriamo – ma questo lavoro sembra lasciare veramente poco di nuovo a futura memoria.

4 Maggio 2014
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