• Dic
    04
    2012

Album

Autoprodotto

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Sono in quattro, arrivano da Londra, si fanno chiamare Producers ma non sono l’ennesima nuova band destinata alle copertine di NME, tutt’altro. Suonano insieme da sei anni e all’anagrafe sono Lol Creme, Trevor Horn, Steve Lipson e Ash Soan.

Un progetto guidato da due assi del pop inglese, musicisti di fama mondiale prima ancora di dedicarsi in primo luogo alla produzione: l’occhialuto Trevor Horn – nei Baggles di Video Killed the Radio Star, negli Yes di Owner of a Lonely Hearte negli Art Of Noise del superclassico Moments in Love – e il sessantacinquenne Lol Creme, già negli Art Of Noise della reunion di fine millennio e presenza storica dei 10cc di (compresa I’m Not in Love). Stephen Lipson è stato visto spesso a fianco di Horn (ad esempio per Slave to the Rhythm di Grace Jones), mentre l’ex Del Amitri Ash Soan – il più giovane del gruppo – ha recentemente lavorato come sessionman dietro alle pelli per molte star dell’UK pop.

L’album di debutto Made In Basing Street esce per la The LAST Label, branchia della ZTT Records fondata trent’anni fa dallo stesso Horn, dopo mesi passati – guestate di Will Young e Jamie Cullum comprese – sui palchi di mezzo mondo. Nonostante siano producer, la dimensione ideale della band è infatti quella live, situazione perfetta per sfoggiare anni e anni di esperienza e una perizia tecnica sopraffina, davanti ad un pubblico nostalgico dell’AOR-era.

Made in Basing Street – così intitolato in quanto registrato ai SARM/Basing Street Studios – inizia con quell’incrocio tra Live And Let Die e i TOTO più leziosi che è Freeway. Soft rock (Waiting For The Right Time) e cori che rimandano a quella che a cavallo tra ’70 e ’80 era probabilmente la scena meno interessante che l’industria musicale aveva da offrire: tappeti di tastiere, arrangiamenti e guizzi chitarristici che sembrano uscire a seconda dei casi da Sanremo 1980 (o anche 2012, cambia poco) o dai cd di Beppe Maniglia (Your Life). Qualche riffetto accennato (You And I) e una parte centrale del disco pseudo-acustica (Stay ElaineBarking Up The Right Tree) che alza ulteriormente un livello di glucosio già molto elevato. Dieci tracce costruite su struttre di layer, strumentali e vocali, impilati da una mano dolce e inoffensiva. Pacchiana.

Anche dai titoli dei brani (l’onesta Every Single Night in Jamaica ad esempio) è chiaro che i quattro Producers puntino tutto sull’effetto nostalgia, ma non siamo né di fronte ad una nascita di un revival prog-soft-aor (fortunatamente), né di fronte ad un prodotto in grado di trovare nuovi adepti alla causa. Made in Basing Street sarebbe stato un arcaico disco da cestino automatico già trent’anni fa, figuriamoci oggi.

8 Gennaio 2013
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